Kirchensteuer: l'imposta di culto e come non pagarla
È l'imposta che gli italiani in Germania pagano più spesso senza sapere perché. Si attiva con una risposta data allo sportello anagrafico il giorno dell'arrivo, e da quel momento viene trattenuta in busta paga ogni mese, per anni.
1. Che cos'è
La Kirchensteuer è l'imposta di culto: un tributo che lo Stato riscuote per conto delle comunità religiose riconosciute come enti di diritto pubblico — fra cui la Chiesa cattolica, quella evangelica e le comunità ebraiche — a carico dei loro membri residenti in Germania.
Non è una donazione volontaria e non è una tassa che si può semplicemente non pagare: è un'imposta, riscossa dall'amministrazione finanziaria con gli stessi strumenti delle altre.
2. Quanto costa
L'aliquota è dell'8 per cento in Baviera e nel Baden-Württemberg e del 9 per cento in tutti gli altri Länder.
Attenzione alla base di calcolo. Quell'8 o 9 per cento non si applica al reddito lordo, ma all'imposta sul reddito già determinata. La formula è: imposta di culto = imposta sul reddito × aliquota. Chi legge «9 per cento» e lo calcola sullo stipendio ottiene una cifra enormemente sovrastimata; chi lo ignora del tutto sottovaluta comunque una voce che, su redditi medio-alti, vale diverse centinaia di euro l'anno.
L'imposta è in parte deducibile come onere straordinario nella dichiarazione dei redditi, il che ne attenua l'incidenza effettiva.
3. Come ci si ritrova a pagarla
Al momento dell'Anmeldung — la registrazione del domicilio, che è il primo adempimento di chiunque arrivi in Germania — il modulo chiede l'appartenenza religiosa. Rispondere «römisch-katholisch» o «evangelisch» è una dichiarazione fiscale: il dato viene trasmesso all'amministrazione finanziaria, che inserisce l'imposta fra le ritenute operate dal datore di lavoro.
Molti italiani rispondono per abitudine culturale, senza percepire la natura dell'atto, e scoprono la trattenuta mesi dopo leggendo la busta paga. Il dato è modificabile, ma non retroattivamente.
4. Come non pagarla
Due strade, molto diverse.
- Non dichiarare l'appartenenza al momento dell'Anmeldung, indicando l'assenza di confessione riscotente. È la via semplice, e non richiede alcun atto ulteriore.
- Il Kirchenaustritt, la dichiarazione formale di uscita dalla comunità religiosa, per chi l'abbia già dichiarata. Si presenta all'ufficio competente secondo il Land — anagrafe o tribunale —, comporta un diritto modesto, e l'obbligo tributario cessa di norma a partire dal mese successivo alla registrazione.
5. Che cosa comporta l'uscita
È bene sapere che il Kirchenaustritt non è un adempimento puramente fiscale: produce effetti sul piano ecclesiastico. Comporta la perdita della qualità di membro della comunità, con conseguenze che possono riguardare l'accesso ai sacramenti, la possibilità di assumere il ruolo di padrino o madrina, il matrimonio religioso, il funerale ecclesiastico e — punto tutt'altro che teorico — l'impiego presso i datori di lavoro confessionali, che in Germania gestiscono una quota rilevante di ospedali, scuole, asili e servizi sociali.
Chi lavora o intende lavorare in una struttura della Caritas, della Diakonie o di un ente equivalente deve valutare la questione prima di procedere: per quei datori l'appartenenza confessionale può essere una condizione del rapporto di lavoro.
6. Il rientro in Italia
L'imposta è dovuta dai residenti in Germania: cessa con la fine della residenza fiscale tedesca. Non ha alcun corrispettivo in Italia, dove il sostegno alle confessioni passa dalla destinazione volontaria di una quota dell'IRPEF, che è cosa giuridicamente diversa: è una scelta di destinazione di un'imposta già dovuta, non un'imposta aggiuntiva.
- Art. 140 della Legge fondamentale tedesca in combinato con l'art. 137 della Costituzione di Weimar, per il diritto delle comunità religiose a riscuotere imposte.
- Kirchensteuergesetze dei singoli Länder, per aliquote e procedure.
- Einkommensteuergesetz, § 10, per la deducibilità.
- Bundesmeldegesetz, per la rilevazione del dato confessionale in sede di Anmeldung.