Cosa vendere, cosa affittare, cosa lasciare in Italia
È la decisione più sottovalutata del trasferimento, e quella che produce più strascichi. Non perché sia difficile in sé, ma perché ogni cosa che si lascia in Italia è un legame, e i legami con l'Italia sono esattamente ciò che l'amministrazione finanziaria guarda.
1. Il criterio che orienta tutto
La domanda non è «mi servirà?», ma «questo bene mi lega all'Italia in modo rilevante?». La casa a disposizione, l'auto immatricolata, l'utenza intestata e la partita IVA aperta non sono soltanto costi: sono elementi che, messi insieme, disegnano il quadro di chi non se n'è davvero andato. Il tema è sviluppato nella checklist probatoria.
Questo non significa liquidare tutto. Significa distinguere fra ciò che è un investimento — legittimo, dichiarabile, neutro — e ciò che è disponibilità personale, che pesa in modo diverso.
2. L'abitazione
- Venderla recide il legame più visibile. Va valutata la tassazione della plusvalenza, che per gli immobili posseduti da oltre cinque anni o adibiti ad abitazione principale per la maggior parte del periodo di possesso non è, di regola, imponibile.
- Affittarla la trasforma in un investimento produttivo di reddito: l'immobile resta, ma non è più a disposizione. È la soluzione che concilia meglio conservazione del bene e solidità della posizione. Il regime è trattato nella pagina su come gestire un immobile italiano da non residente.
- Lasciarla vuota e a disposizione è la scelta peggiore sotto ogni profilo: costa IMU a aliquota piena, non produce reddito, e fornisce un elemento di collegamento con l'Italia senza contropartita.
La casa dei genitori non è neutra. Anche l'abitazione di cui non si è proprietari, ma di cui si ha stabile disponibilità e in cui si soggiorna a ogni rientro, può essere valorizzata come indizio. Ciò che conta non è il titolo, ma la disponibilità di fatto.
3. Rapporti bancari e finanziari
Chiudere ogni conto italiano è raramente opportuno: serve un conto per incassare canoni, pagare IMU e utenze residue, ricevere eventuali rimborsi. Va però comunicato alla banca il cambio di residenza, perché la posizione fiscale del titolare cambia: da residente a non residente, con effetti sulle ritenute e sugli obblighi di comunicazione. Una banca che non sa del trasferimento continua a trattare il cliente come residente, e i dati che trasmette all'anagrafe tributaria lo confermano.
4. Utenze, abbonamenti, assicurazioni
- Le utenze domestiche vanno chiuse o volturate: un contratto attivo su un immobile vuoto è un consumo che si può leggere come presenza.
- Gli abbonamenti e le tessere vanno cessati per evitare addebiti ricorrenti su strumenti di pagamento che si intende dismettere.
- Le polizze vanno riviste: molte coprono solo il residente in Italia, e continuare a pagarle è denaro perso.
5. Auto, moto, imbarcazioni
Il veicolo va portato con sé e radiato, oppure venduto con trascrizione del passaggio di proprietà. Lasciarlo intestato e fermo significa continuare a pagare la tassa automobilistica e restare responsabili delle violazioni: si veda la pagina su portare l'auto all'estero.
6. Attività e partita IVA
Tenere aperta una partita IVA italiana vivendo all'estero è possibile in casi determinati ed è un errore in molti altri: la scelta va fatta con cognizione, perché incide sia sulla residenza fiscale sia sul rischio di contestazioni. Il tema è trattato nella pagina su tenere la partita IVA italiana vivendo all'estero.
7. Che cosa conviene portare con sé
Al di là dei beni, i documenti. Procurarsi prima di partire ciò che dall'estero si ottiene con fatica risparmia mesi:
- certificati anagrafici e di stato civile, in forma plurilingue dove disponibile;
- titoli di studio con eventuale dichiarazione di valore o supplemento al diploma, per il riconoscimento;
- estratto contributivo INPS aggiornato;
- attestato di rischio assicurativo;
- cartella clinica e documentazione sanitaria rilevante;
- copie digitali di tutto, conservate separatamente dagli originali.
- Art. 67, comma 1, lett. b), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), per la plusvalenza da cessione di immobili.
- Art. 2, comma 2, del TUIR, per i criteri di residenza fiscale.
- D.lgs. 14 marzo 2011, n. 23, e d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, per IMU e cedolare secca.