Riconoscimento dei titoli di studio italiani all'estero e viceversa
Un titolo di studio non attraversa le frontiere da solo. Perché produca effetti in un altro ordinamento occorre una procedura, e la procedura dipende dallo scopo: studiare, lavorare, o esercitare una professione regolamentata. Sono tre percorsi diversi.
1. Le tre finalità
- Accademica. Proseguire gli studi: iscriversi a un corso di livello superiore, ottenere il riconoscimento di crediti. Decide l'istituzione universitaria.
- Professionale. Esercitare una professione regolamentata. Decide l'autorità competente per quella professione, con criteri propri: si veda la pagina sulle professioni regolamentate.
- Non regolamentata. Lavorare in un settore libero, o partecipare a un concorso. Qui spesso non serve alcun riconoscimento formale, ma una attestazione di comparabilità che il datore o l'ente possa leggere.
La prima verifica è dunque: a che cosa mi serve il titolo? Avviare la procedura sbagliata costa mesi.
2. Gli strumenti
- La dichiarazione di valore. Documento rilasciato dalla rappresentanza diplomatico-consolare italiana nello Stato in cui il titolo è stato conseguito, che ne descrive natura, durata e valore nell'ordinamento di origine.
- Il Diploma Supplement e l'attestato di comparabilità rilasciato dai centri della rete ENIC-NARIC — in Italia il CIMEA — che in numerosi contesti hanno sostituito la dichiarazione di valore, essendo più rapidi da ottenere.
- La traduzione ufficiale e la legalizzazione o apostille, salvo esenzione.
La Convenzione di Lisbona. La Convenzione sul riconoscimento dei titoli relativi all'istruzione superiore nella regione europea, del 1997, afferma un principio importante: il riconoscimento va concesso salvo che siano dimostrate differenze sostanziali rispetto al titolo nazionale corrispondente, e l'onere di dimostrarle grava sull'istituzione che nega. È l'argomento da opporre a un diniego generico.
3. Dall'Italia verso l'estero
Chi porta un titolo italiano all'estero deve procurarsi, prima di partire:
- il diploma o il certificato di laurea in originale;
- il Diploma Supplement, rilasciato dall'università, che descrive il percorso in formato standard europeo;
- il certificato degli esami sostenuti con votazioni e crediti;
- l'apostille sui documenti, ove richiesta;
- la traduzione asseverata nella lingua richiesta.
Sono documenti che si ottengono in poche settimane stando in Italia e in molti mesi stando all'estero. È il caso più chiaro in cui la preparazione anticipata fa la differenza.
4. Dall'estero verso l'Italia
Il percorso speculare è trattato nella pagina far riconoscere in Italia titoli ed esperienza esteri. Vale la pena anticipare un punto: per i titoli conseguiti in Stati dell'Unione europea le procedure sono sensibilmente più rapide, perché operano strumenti di riconoscimento automatico o semplificato che non esistono per i titoli extraeuropei.
5. Un'avvertenza sui titoli non universitari
Qualifiche professionali, certificazioni tecniche e attestati di formazione seguono canali diversi dai titoli accademici e sono spesso meno portabili. Chi lavora in un settore in cui conta la certificazione più della laurea — impiantistica, trasporti, sicurezza, sanità — deve verificare la riconoscibilità della propria specifica qualifica, non del titolo di studio generale.
6. Il tempo
Le procedure di riconoscimento richiedono mesi, talvolta più di un anno, e sono quasi sempre a pagamento. Vanno avviate prima del trasferimento, non dopo aver trovato un impiego che le richiede. È uno degli errori di sequenza più costosi dell'espatrio qualificato.
- Convenzione di Lisbona dell'11 aprile 1997 sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella regione europea, ratificata con legge 11 luglio 2002, n. 148.
- Art. 38 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e d.P.R. 30 luglio 2009, n. 189.
- Rete ENIC-NARIC e CIMEA, per gli attestati di comparabilità.
- Regolamento (UE) 2016/1191, per l'esenzione da legalizzazione di taluni documenti pubblici.