Europa non UE

Espatriare in Georgia

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

La Georgia entra in quasi tutte le liste dei «Paesi a tassazione territoriale»: se il reddito non è di fonte georgiana, non è tassato. La regola è vera, ed è scritta nel codice tributario. Il problema è che quasi nessuno legge l'altro articolo, quello che stabilisce quando un reddito è di fonte georgiana — e la risposta, per chi lavora stando in Georgia, non è quella che le guide promettono.

1. Ingresso e soggiorno: un anno, senza chiedere nulla

Un cittadino italiano entra in Georgia senza visto e può soggiornare fino a 365 giorni consecutivi: è uno dei regimi più liberali al mondo, e nessun altro Paese di questa sezione lo eguaglia. Non è però un titolo di residenza: non dà accesso alla sanità, non consente di essere assunti senza le formalità del caso, e alla scadenza richiede di uscire dal Paese.

Per stabilirsi davvero si chiede il permesso di soggiorno (lavoro, impresa, studio, famiglia, proprietà immobiliare sopra una soglia di valore), rinnovabile, con accesso alla residenza permanente dopo un periodo continuativo. Chi trasferisce la residenza si iscrive all'AIRE entro novanta giorni.

2. Il sistema fiscale, e la trappola della territorialità

Le aliquote sono semplici:

  • Persone fisiche: 20% sul reddito di fonte georgiana, aliquota unica.
  • Redditi di fonte estera delle persone fisiche: esenti. È il principio di territorialità che rende la Georgia famosa.
  • Società: 15%, con il modello estone — l'utile non è tassato finché resta nella società, il prelievo scatta alla distribuzione. Dividendi: 5%.
  • IVA: 18%, con soglia di registrazione obbligatoria al superamento di 100.000 lari di operazioni.
  • Nessuna imposta patrimoniale generale né imposta di successione; esiste un'imposta sulla proprietà, dovuta sopra una soglia di reddito familiare.

Qui sta l'errore che costa di più. Il codice tributario georgiano definisce di fonte georgiana il reddito che deriva da servizi prestati nel territorio della Georgia, e precisa espressamente che il luogo del pagamento è irrilevante. Un professionista che vive a Tbilisi e lavora per clienti tedeschi, incassando su un conto estero, sta prestando i propri servizi in Georgia: quel reddito è georgiano, e sconta il 20%. Non è reddito estero. La lettura opposta — «se il cliente è straniero il reddito è estero» — è diffusissima nelle guide in italiano e in inglese ed è sbagliata: l'esenzione territoriale copre dividendi, interessi, canoni, plusvalenze e redditi prodotti da attività svolte fuori dalla Georgia, non il lavoro svolto stando lì.

La via corretta per chi lavora a distanza è la registrazione come imprenditore individuale con lo status di piccola impresa all'1%, che ha però esclusioni importanti: è il tema di freelance in Georgia: il regime fiscale.

3. Residenza fiscale: 183 giorni, e una via alternativa

Si è residenti fiscali georgiani con la presenza superiore a 183 giorni in dodici mesi consecutivi. Esiste inoltre una via alternativa per persone di patrimonio elevato, che consente di ottenere la residenza fiscale senza soddisfare il requisito dei giorni, dimostrando un patrimonio o un reddito superiori a soglie di legge e un collegamento economico con la Georgia.

Attenzione a che cosa serve davvero: un certificato di residenza fiscale georgiano non impedisce all'Italia di considerare residente chi soddisfa i criteri italiani. Dal 2024 basta la presenza fisica in Italia per la maggior parte del periodo d'imposta, o il domicilio inteso come centro delle relazioni personali e familiari. Il conflitto si risolve con le regole di tie-breaker della convenzione bilaterale, non con il certificato.

Un elemento a favore: la Georgia non figura nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999, quindi non opera la presunzione di residenza in Italia dell'art. 2, comma 2-bis del TUIR.

4. Il contesto, che va guardato in faccia

  • Territori occupati. Abcasia e Ossezia del Sud, circa un quinto del territorio, sono fuori dal controllo di Tbilisi dal conflitto del 2008, con presenza militare russa. Non è una circostanza che tocca la vita quotidiana a Tbilisi o a Batumi, ma è il quadro in cui si colloca qualunque decisione di lungo periodo.
  • Percorso europeo sospeso. La Georgia ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2023, ma il governo ha poi sospeso il processo di adesione, e i rapporti con l'Unione si sono deteriorati fra leggi contestate e proteste di piazza prolungate. Chi si trasferisce contando su un futuro ingresso nell'Unione sta scommettendo contro l'andamento attuale.
  • Banche. Il sistema bancario è efficiente e abituato agli stranieri, ma i controlli di adeguata verifica si sono irrigiditi e l'apertura di conti a non residenti non è più automatica.
  • Sanità. Sistema largamente privatizzato, con uno schema pubblico di base per i cittadini. Costi bassi per uno standard italiano e qualità disomogenea; per la complessità si va all'estero. Serve una copertura privata.

5. Vita quotidiana

  • Costo della vita. Basso, ma cresciuto molto dal 2022 per l'arrivo di decine di migliaia di cittadini russi: i canoni a Tbilisi sono aumentati in modo brusco e non sono tornati ai livelli precedenti.
  • Lingua. Il georgiano ha un alfabeto proprio e non appartiene a nessuna famiglia linguistica nota all'europeo medio. Il russo è la lingua franca delle generazioni più anziane, l'inglese quella dei giovani e del settore dei servizi.
  • Collegamenti. Voli diretti stagionali e scali via Istanbul, Varsavia o Vienna. Tre-quattro ore effettive più scalo: non è un Paese da rientri rapidi.
  • Moneta. Il lari, con oscillazioni significative sia in un senso sia nell'altro negli ultimi anni.
  • Clima e paesaggio. Continentale a Tbilisi, subtropicale a Batumi, alpino nel Caucaso. È uno dei Paesi più belli di questa sezione, e non è una considerazione irrilevante in una decisione di vita.

6. Il saldo netto

Conviene a: chi ha redditi realmente esteri — dividendi, interessi, canoni, plusvalenze — che l'esenzione territoriale copre davvero; a chi lavora a distanza in un'attività ammessa allo status di piccola impresa e accetta di pagare l'1% invece di credere allo zero; a chi cerca un anno di prova senza visto prima di decidere.

Non conviene a: chi immagina che i clienti esteri rendano estero il reddito, perché non è così; a chi svolge una delle attività escluse dal regime dell'1% — consulenza in primo luogo; a chi ha bisogno di sanità affidabile e vicina; a chi non vuole esporsi a un contesto geopolitico e istituzionale in movimento.

Fonti.
  • Codice tributario georgiano, artt. 80 e seguenti per l'aliquota del 20% e l'esenzione dei redditi di fonte estera delle persone fisiche; art. 104 per la definizione di reddito di fonte georgiana e per l'irrilevanza del luogo del pagamento.
  • Codice tributario georgiano, per l'imposta sulle società al 15% con tassazione alla distribuzione, il 5% sui dividendi e la soglia di registrazione IVA.
  • Codice tributario georgiano, per la residenza fiscale (183 giorni) e per il regime di residenza fiscale delle persone ad alto patrimonio.
  • Convenzione fra Italia e Georgia per evitare le doppie imposizioni, firmata a Roma il 31 ottobre 2000, ratificata con legge 11 luglio 2003, n. 205, in vigore dal 19 febbraio 2004.
  • D.M. 4 maggio 1999, che non include la Georgia fra gli Stati a fiscalità privilegiata rilevanti per le persone fisiche.
  • D.P.R. 917/1986 (TUIR), art. 2 c. 2, come sostituito dal D.Lgs. 209/2023, e Agenzia delle entrate, circolare 20/E del 4 novembre 2024.

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