Il costo reale della vita ai Caraibi
È la voce che ribalta tutti i calcoli, ed è quella che non compare in nessuna presentazione. Un'isola importa quasi tutto ciò che consuma, e molte isole caraibiche si finanziano proprio con i dazi su quelle importazioni: il prelievo che non si paga sul reddito lo si paga sulla spesa, ogni giorno, per tutta la durata del soggiorno. Chi confronta l'aliquota zero con l'IRPEF italiana sta confrontando due metà diverse dello stesso conto.
1. Perché costa tanto: tre cause che si sommano
- Tutto arriva via nave o via aereo. Alimentari, materiali da costruzione, ricambi, elettronica: il trasporto è un costo strutturale, e per le isole minori si aggiunge un secondo trasbordo.
- I dazi doganali sono la principale entrata pubblica. Dove non c'è imposta sul reddito, l'importazione è tassata pesantemente. È una scelta di politica fiscale, non un'inefficienza.
- La scala è minima. Poche decine di migliaia di abitanti non generano concorrenza: pochi operatori, pochi fornitori, margini alti.
2. Le voci che sorprendono
- Elettricità. Prodotta quasi ovunque con generatori a gasolio importato, ha tariffe che sono un multiplo di quelle europee. In un clima che richiede condizionamento continuo, la bolletta di una casa familiare è una delle prime voci del bilancio, non un dettaglio.
- Alimentari. Il prodotto locale — pesce, frutta tropicale, tuberi — è accessibile; tutto il resto, compresi latticini, carne, pasta, vino e prodotti per l'infanzia, è importato e caro. Mangiare «come in Italia» è la scelta più costosa che si possa fare.
- Automobile. Il veicolo sconta il dazio all'importazione, e la manutenzione dipende da ricambi importati. La salsedine accorcia la vita dei mezzi in modo drastico.
- Casa. Nelle isole a maggiore domanda internazionale i canoni sono ai livelli delle grandi città europee, a fronte di standard costruttivi e servizi molto diversi.
- Assicurazione della casa. Nella fascia degli uragani i premi sono elevati e le franchigie sono percentuali sul valore assicurato, non fisse: un evento significativo può lasciare a carico decine di migliaia di dollari. Alcune compagnie hanno ridotto l'esposizione su singole isole dopo gli eventi catastrofici degli ultimi anni.
- Sanità e, soprattutto, evacuazione. È la voce che nessuno mette a bilancio. Le strutture locali coprono l'ordinario; per un intervento complesso si viene trasferiti in aereo sanitario verso Miami, Porto Rico o Barbados. Un'evacuazione medica non assicurata costa quanto un'automobile. La copertura va acquistata a parte e va letta nella parte sui massimali e sui limiti di età.
- Voli. Il rientro in Italia richiede quasi sempre uno o due scali; il costo per una famiglia, moltiplicato per un paio di viaggi l'anno, è una voce fissa consistente.
- Scuola. Dove l'offerta pubblica non è adeguata, la scuola privata internazionale ha rette paragonabili a quelle europee.
- Internet e telefonia. Tariffe più alte e concorrenza limitata; per chi lavora a distanza è consigliabile una seconda linea di riserva.
3. Come si costruisce un bilancio credibile
Il metodo che funziona non è cercare un indice del costo della vita: è costruire il proprio bilancio, voce per voce, sull'isola specifica. In pratica:
- farsi mandare da un residente la fotografia di uno scontrino della spesa settimanale e di una bolletta elettrica estiva: due documenti valgono più di dieci articoli;
- chiedere un preventivo assicurativo sulla casa all'indirizzo esatto, con la franchigia contro l'uragano esplicitata;
- chiedere un preventivo di polizza sanitaria con evacuazione alla propria età e con le proprie condizioni preesistenti;
- calcolare i voli di rientro per il nucleo familiare, due volte l'anno;
- aggiungere un margine per la manutenzione: in ambiente marino tropicale tutto si degrada più in fretta, dagli elettrodomestici agli infissi.
Il confronto onesto. Su un reddito medio, il risparmio d'imposta ottenibile in una giurisdizione senza imposizione diretta è spesso inferiore al maggior costo della vita che quella giurisdizione impone. Il vantaggio comincia a essere reale solo su redditi elevati, dove l'imposta risparmiata cresce in proporzione mentre il costo della spesa quotidiana no. È il motivo per cui i Caraibi senza imposte funzionano per chi ha patrimoni importanti e non funzionano per chi ha una pensione media — a differenza di quanto accade in America centrale e meridionale, dove il vantaggio è di segno opposto: costo della vita basso, imposte presenti.
4. Le isole non sono tutte uguali
- Le giurisdizioni dei servizi finanziari — Isole Cayman, Bermuda, Isole Vergini Britanniche — sono le più care in assoluto, con costi allineati o superiori a quelli delle grandi città nordamericane.
- Le isole con economia più diversificata e popolazione maggiore — Barbados, Trinidad e Tobago, Repubblica Dominicana — hanno costi sensibilmente inferiori, e in alcuni casi molto inferiori.
- La Repubblica Dominicana, in particolare, ha un costo della vita che non ha nulla a che vedere con quello delle isole anglofone, e — dato non secondario — non figura nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999. È l'eccezione che merita una valutazione a sé.
5. In sintesi
Il costo della vita non è un dettaglio da verificare dopo aver scelto: ai Caraibi è la variabile principale, più del fisco e più del titolo di soggiorno. Un progetto costruito sull'aliquota zero e sul costo della vita di un'isola sbagliata fallisce entro due anni, e quasi sempre per la bolletta elettrica e l'assicurazione, non per le imposte. Il quadro fiscale e giuridico è in Caraibi senza imposte: la verità.
- Strutture tariffarie e doganali delle giurisdizioni caraibiche, in cui i dazi all'importazione costituiscono la principale voce di entrata pubblica in assenza di imposizione diretta.
- Prassi assicurativa della fascia degli uragani, con franchigie espresse in percentuale del valore assicurato e riduzione dell'esposizione degli assicuratori dopo eventi catastrofici.
- D.M. 4 maggio 1999, che non include la Repubblica Dominicana fra gli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato.