Tassazione territoriale: cosa significa davvero
«Tassazione territoriale» è la formula che vende più trasferimenti di qualunque altra: si tassa solo ciò che è prodotto nel Paese, quindi il reddito estero non si tassa. La formula è corretta, e quasi sempre inutile — perché la domanda che decide tutto non è se il Paese tassa il reddito estero, ma che cosa quel Paese considera reddito estero. E la risposta, nella maggior parte dei casi, non è quella che l'interessato immagina.
1. I tre modelli
- Tassazione mondiale: il residente è tassato su tutto, ovunque prodotto, con un credito per le imposte pagate all'estero. È il modello italiano e quello della quasi totalità dei Paesi sviluppati.
- Tassazione territoriale: si tassa il reddito di fonte interna. È il modello di Panama, Costa Rica, Paraguay, Hong Kong, Singapore in parte, Georgia.
- Tassazione per cittadinanza: si tassa il cittadino ovunque risieda. È il modello degli Stati Uniti, ed è un caso pressoché isolato.
Molti sistemi sono ibridi, e lo diventano sempre di più: territoriali per il lavoro e l'impresa, mondiali per i redditi di capitale. È il caso dell'Uruguay, che dal 2026 assoggetta a imposta i rendimenti di capitale esteri, ed è la direzione in cui la pressione internazionale sta spingendo tutti.
2. La domanda che conta: che cosa è «di fonte estera»
È qui che quasi tutti sbagliano. L'intuizione comune è che il reddito sia estero se il cliente è estero, o se il pagamento arriva su un conto estero. Nessuno dei due criteri è quello giuridico. Le legislazioni territoriali considerano di fonte interna il reddito che deriva da un'attività svolta nel territorio, e molte dichiarano irrilevante il luogo del pagamento. Chi lavora stando nel Paese produce reddito interno, anche se fattura a Berlino e incassa a Dublino.
È esattamente ciò che stabilisce, in modo esplicito, il codice tributario georgiano; ed è il principio che spiega perché il professionista che si trasferisce a Panama o in Costa Rica e continua a lavorare per clienti europei non è automaticamente esente. Si veda freelance in Georgia: il regime fiscale.
Che cosa è invece davvero estero, in quasi tutti i sistemi territoriali:
- dividendi e interessi da società ed emittenti esteri;
- canoni di locazione di immobili situati all'estero;
- plusvalenze su beni situati all'estero;
- pensioni erogate da enti esteri per lavoro prestato all'estero;
- redditi di un'attività d'impresa svolta materialmente fuori dal territorio.
In sintesi: la territorialità protegge chi vive di rendita, non chi vive del proprio lavoro.
3. Le tre condizioni che vengono prima
Anche quando il reddito è effettivamente estero, tre ostacoli precedono il beneficio.
- Bisogna aver perso la residenza fiscale italiana. L'Italia tassa i propri residenti sul reddito mondiale, e dal 2024 l'art. 2, comma 2 del TUIR prevede quattro criteri alternativi, fra cui la presenza fisica per la maggior parte del periodo d'imposta e il domicilio inteso come centro delle relazioni personali e familiari. Finché uno solo di essi ricorre, nessuna territorialità estera produce effetti: si vedano i criteri della residenza fiscale italiana e il conteggio dei giorni.
- Molti Paesi territoriali sono in black list. Panama, Costa Rica, Uruguay, Ecuador, Hong Kong, Singapore e la Georgia — no, quest'ultima non vi figura — vanno verificati uno per uno nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999, perché per quelli inclusi opera l'inversione dell'onere della prova dell'art. 2, comma 2-bis del TUIR. Si veda Paesi in black list e inversione dell'onere della prova.
- La società non risolve il problema della persona. Costituire una società in un Paese territoriale e amministrarla dall'Italia espone all' esterovestizione e alla stabile organizzazione occulta: la sede di direzione effettiva e la gestione ordinaria sono criteri di residenza della società ai sensi dell'art. 73 del TUIR, riscritto dal 2024.
4. Perché i sistemi territoriali si stanno restringendo
Non è un'impressione: è una tendenza documentabile. Lo scambio automatico di informazioni finanziarie, le liste dell'Unione europea sulle giurisdizioni non cooperative e la pressione dell'organizzazione per la cooperazione economica hanno spinto molti Paesi a introdurre regole di «sostanza» — l'esenzione dei redditi esteri spetta solo a chi dimostra un'attività economica reale nel Paese — oppure a portare dentro la base imponibile i redditi passivi. L'Uruguay lo ha fatto con la legge di bilancio in vigore dal 2026; altri lo hanno fatto prima.
Chi costruisce un progetto di vita su una regola territoriale deve quindi chiedersi non solo se oggi funziona, ma quanto è probabile che duri dieci anni. Si veda lo scambio automatico di informazioni.
5. Le domande da fare, nell'ordine
- Come definisce la legge locale il reddito di fonte interna? Esiste una norma sul luogo di prestazione dei servizi? Il luogo del pagamento è dichiarato irrilevante?
- Il regime richiede una sostanza economica locale?
- I redditi passivi esteri sono esclusi o inclusi?
- Il Paese è nell'elenco del 1999?
- Esiste una convenzione con l'Italia, e che cosa prevede per le categorie di reddito che mi riguardano?
- Che cosa succede alla mia previdenza?
Chi risponde a queste sei domande prima di partire evita quasi tutti gli errori che questo sito racconta. Chi parte prima di rispondere le scopre una per una, a proprie spese.
- D.P.R. 917/1986 (TUIR), art. 2, commi 2 e 2-bis, come modificato dal D.Lgs. 209/2023, e art. 73, comma 3; Agenzia delle entrate, circolare 20/E del 4 novembre 2024.
- D.M. 4 maggio 1999, per l'elenco degli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato ai fini della presunzione di residenza.
- Codice tributario georgiano, art. 104, che qualifica di fonte georgiana il reddito derivante da servizi prestati nel territorio e dichiara irrilevante il luogo del pagamento.
- Ley de Presupuesto Nacional uruguaiana n. 20.446, che dal 1° gennaio 2026 assoggetta a imposizione i rendimenti di capitale esteri dei residenti.