Confronti e classifiche

Dove è più facile ottenere la residenza permanente

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

La residenza permanente è la soglia che trasforma un soggiorno in una vita: svincola dal datore di lavoro, elimina il rischio di non vedersi rinnovare un titolo, e in molti Paesi apre l'accesso a sanità pubblica, edilizia agevolata, università a tariffa locale e credito. Il tempo necessario per arrivarci varia da un anno a mai, e questa differenza pesa più di qualunque confronto fiscale.

1. Dove si arriva prima

  • Israele — il giorno stesso. Chi rientra nella legge del ritorno — ebrei, figli e nipoti di ebrei e rispettivi coniugi — non ottiene una residenza permanente: ottiene la cittadinanza, il giorno dell'arrivo. Non esiste nulla di equivalente in nessun altro ordinamento.
  • Giappone — uno o tre anni. Con il visto per professionisti altamente qualificati si chiede la residenza permanente dopo un anno con ottanta punti e dopo tre con settanta-settantanove, contro i dieci del percorso ordinario. È l'accelerazione più forte fra i Paesi sviluppati. Attenzione però all'effetto successorio: si veda successioni in Giappone.
  • Unione europea — cinque anni. Il soggiorno legale e continuativo di cinque anni dà accesso allo status di soggiornante di lungo periodo. Per un italiano la questione non si pone all'interno dell'Unione, dove il diritto di soggiorno è già pieno: rileva per il coniuge o i figli non comunitari.
  • Australia e Canada — dai due ai quattro anni, per chi entra con un visto qualificato: sono sistemi costruiti proprio per portare alla residenza permanente, con percorsi pubblicati e prevedibili.
  • Hong Kong — sette anni di residenza ordinaria continuativa, con un diritto che si acquista in modo relativamente automatico al maturare del requisito.
  • Uruguay — la residenza permanente si chiede direttamente, senza passare da una temporanea; il percorso è lungo ma lineare e non discrezionale, che in America Latina è una qualità rara.

2. Dove è possibile ma discrezionale

  • Singapore — la residenza permanente esiste ed è la soglia che cambia davvero la vita, ma è concessa in modo discrezionale: non matura per decorso del tempo e non va data per acquisita in un piano di vita.
  • Corea del Sud — esiste una residenza a punti che svincola dal datore, ed è l'obiettivo da porsi fin dall'inizio.
  • Sudafrica — possibile dopo un periodo qualificato, con tempi amministrativi lunghi.
  • Nuova Zelanda — accessibile attraverso i percorsi di residenza qualificata, che valorizzano professioni in carenza e retribuzione.

3. Dove non si arriva

‼️ Negli Stati del Golfo non esiste un percorso verso la residenza permanente né verso la cittadinanza. Si soggiorna finché si ha un titolo, e il titolo dipende da un lavoro, un'attività o un investimento. Il golden visa emiratino allunga la durata e svincola dal datore, ma resta un permesso a termine e rinnovabile: non è residenza permanente. È la differenza strutturale rispetto a ogni destinazione europea o americana, e va compresa prima di costruirvi sopra un progetto familiare: si costruisce una vita in un Paese che non prevede di trattenervi.

  • Thailandia — la residenza permanente esiste formalmente ma è contingentata e rarissima; la generalità degli stranieri vive di rinnovi annuali.
  • Cina, Vietnam, India — percorsi teorici, in pratica inaccessibili alla generalità degli espatriati.
  • Kenya, Egitto e gran parte dell'Africa — soggiorno per titoli rinnovabili, senza radicamento.

4. Che cosa cambia davvero quando arriva

  • Il soggiorno smette di dipendere dal lavoro: è la differenza principale, e riguarda soprattutto chi ha figli in età scolare o un coniuge che non lavora.
  • Si apre l'accesso a sanità e servizi: in Australia il sistema pubblico è riservato a cittadini e residenti permanenti; a Singapore il fondo previdenziale lo è; in molti Paesi le rette universitarie cambiano di categoria.
  • Cambia il trattamento fiscale, e non sempre in meglio. In Australia si esce dal regime dei residenti temporanei e si entra nella tassazione sul reddito mondiale; in Giappone si perde l'esclusione dei beni esteri dall'imposta di successione. In entrambi i casi il momento della domanda va scelto, non subito.

5. La regola pratica

Se il progetto è di lungo periodo, la residenza permanente va messa a obiettivo dal primo giorno e non scoperta dopo, perché quasi tutti i percorsi hanno requisiti che si costruiscono nel tempo — anni di residenza continuativa, punteggi che peggiorano con l'età, certificazioni linguistiche, riconoscimento della qualifica. Chi arriva con un visto temporaneo e comincia a occuparsene al terzo rinnovo, di norma, è già in ritardo.

Fonti.
  • Israele: legge del ritorno del 1950 e sua modifica del 1970, con acquisto della cittadinanza il giorno dell'aliyah.
  • Giappone: sistema a punti per i professionisti altamente qualificati, con accesso alla residenza permanente dopo un anno con ottanta punti e dopo tre con settanta-settantanove, a fronte dei dieci del percorso ordinario.
  • Direttiva 2003/109/CE relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo.
  • Hong Kong: sette anni di residenza ordinaria continuativa per il diritto di residenza permanente.
  • Australia: regime dei residenti temporanei e sua cessazione con l'acquisto della residenza permanente; accesso al sistema sanitario pubblico riservato a cittadini e residenti permanenti.

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