Asia

Successioni in Giappone: il punto critico per lo straniero residente

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

Questa è la pagina che può far risparmiare, o costare, più di ogni altra del sito. L'imposta di successione e donazione giapponese arriva al 55%, ed è una delle più alte al mondo. La domanda che conta non è quanto sia l'aliquota: è su quali beni si applica. Per lo straniero residente in Giappone la risposta dipende dal tipo di permesso di soggiorno — suo e degli eredi — e questo significa che un evento apparentemente estraneo al fisco, come sposare un cittadino giapponese o ottenere la residenza permanente, può portare l'intero patrimonio italiano dentro il perimetro imponibile.

‼️ Il punto in una riga. Il permesso di lavoro tiene i beni esteri fuori; la residenza permanente e i permessi fondati su un legame familiare con un cittadino giapponese li portano dentro. È una delle pochissime materie in cui il miglioramento della propria posizione migratoria peggiora, e di molto, quella fiscale.

1. Come funziona l'imposta

  • Colpisce chi riceve, non l'asse ereditario nel suo complesso: ciascun erede è tassato sulla propria quota, con franchigie commisurate al numero degli eredi legittimi.
  • Le aliquote sono fortemente progressive e arrivano al 55%.
  • Esiste un'imposta sulle donazioni costruita in parallelo, che impedisce di aggirare la successione con trasferimenti in vita.
  • Il Giappone ha inoltre una imposta d'uscita su plusvalenze latenti di attività finanziarie rilevanti, che colpisce chi lascia il Paese dopo una permanenza qualificata: va considerata insieme alla successione, non separatamente.

2. La riforma del 2021

Per le successioni aperte dal 1° aprile 2021, i beni situati fuori dal Giappone sono esclusi dall'imposta quando il de cuius o il donante è un cittadino straniero che risiede in Giappone per motivi di lavoro, con un permesso della categoria che il diritto giapponese classifica come «tabella 1» — cioè i permessi legati a un'attività determinata — e quando chi riceve rientra a sua volta in una di queste posizioni:

  • è uno straniero residente all'estero;
  • è un cittadino giapponese residente all'estero da più di dieci anni;
  • è uno straniero residente in Giappone con permesso della tabella 1 che ha avuto il centro della propria vita in Giappone per non più di dieci anni negli ultimi quindici.

È una regola costruita per non scoraggiare l'espatrio professionale: finché si è in Giappone per lavorare, il patrimonio lasciato in patria resta fuori.

3. Dove la protezione si perde

I permessi che il diritto giapponese colloca nella «tabella 2» — fra cui la residenza permanente, il permesso da coniuge di cittadino giapponese e quello da coniuge di residente permanentenon beneficiano dell'esclusione. Chi li ottiene entra nel perimetro mondiale dell'imposta. Le due situazioni più comuni, e più costose, sono queste:

  • l'italiano che vive in Giappone con visto di lavoro sposa una cittadina o un cittadino giapponese e converte il proprio permesso;
  • l'italiano che, dopo anni, ottiene la residenza permanente perché gli semplifica la vita — affitti, mutui, cambio di lavoro — senza sapere che con essa cambia il trattamento successorio del patrimonio italiano.

Va aggiunto un elemento simmetrico e altrettanto trascurato: la posizione degli eredi conta quanto la propria. Un genitore italiano che muore in Italia lasciando beni italiani a un figlio residente in Giappone può far scattare l'imposta giapponese in capo al figlio, a seconda della categoria di permesso e dell'anzianità di residenza di quest'ultimo. Il problema, cioè, non nasce solo quando si muore in Giappone: nasce anche quando si eredita stando in Giappone.

4. Il lato italiano

L'imposta italiana di successione ha aliquote e franchigie fra le più miti d'Europa. Non esiste una convenzione fra Italia e Giappone in materia di successioni, e la convenzione del 1969 riguarda le imposte sul reddito: l'eliminazione della doppia imposizione successoria dipende quindi dai meccanismi di credito previsti dai due ordinamenti interni, non da un trattato. È una ragione in più per impostare la questione in anticipo.

5. Che cosa fare, e quando

  • Verificare a quale categoria appartiene il proprio permesso, e a quale apparterrebbe dopo un matrimonio o dopo la residenza permanente.
  • Contare gli anni: la soglia dei dieci anni negli ultimi quindici è un contatore che scorre, e va monitorato.
  • Valutare il momento delle attribuzioni patrimoniali familiari in Italia rispetto alla propria posizione giapponese: la stessa donazione può essere irrilevante o molto costosa a seconda dell'anno in cui avviene.
  • Non trattare la richiesta di residenza permanente come un adempimento neutro: è una decisione patrimoniale.
  • Farsi assistere in Giappone da un professionista della materia: le categorie di permesso e le soglie sono state modificate nel 2017, nel 2018 e nel 2021, e la disciplina è tecnica in modo non improvvisabile.
Fonti.
  • Riforma fiscale giapponese 2021, applicabile alle successioni aperte dal 1° aprile 2021: esclusione dei beni situati fuori dal Giappone quando il de cuius o donante è cittadino straniero residente in Giappone con permesso della tabella 1 per motivi di lavoro, e chi riceve è straniero residente all'estero, cittadino giapponese residente all'estero da oltre dieci anni, o straniero residente in Giappone con permesso della tabella 1 che ha avuto il centro della propria vita in Giappone per non più di dieci anni negli ultimi quindici.
  • Aliquote dell'imposta giapponese di successione e donazione fino al 55%; imposta d'uscita su plusvalenze latenti di attività finanziarie.
  • Convenzione Italia-Giappone del 20 marzo 1969, ratificata con legge 18 dicembre 1972, n. 855, relativa alle imposte sul reddito e non alle successioni.
  • Per l'applicazione al caso concreto: National Tax Agency e professionisti abilitati in Giappone, essendo la disciplina stata modificata nel 2017, nel 2018 e nel 2021.

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