Asia

Espatriare in Giappone

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

Il Giappone è la destinazione asiatica con il migliore rapporto fra qualità della vita e costo: sicurezza, sanità pubblica di ottimo livello, trasporti, una capitale che negli ultimi anni è diventata meno cara di Milano su molte voci. Ha però due caratteristiche che decidono l'esito di un trasferimento e che nessuna guida turistica racconta: il tipo di visto determina il trattamento successorio dell'intero patrimonio mondiale, e l'accordo previdenziale con l'Italia — entrato in vigore solo nel 2024 — non prevede la totalizzazione dei periodi.

1. Il titolo di soggiorno

  • La via ordinaria è il visto di lavoro sponsorizzato da un datore giapponese, per categorie definite in modo rigido: il titolo corrisponde alla mansione, e cambiare mestiere significa cambiare status.
  • La via privilegiata è il visto per professionisti altamente qualificati, a punti, che accorcia in modo drastico il percorso verso la residenza permanente: si veda il visto giapponese per professionisti altamente qualificati.
  • La residenza permanente ordinaria richiede di norma dieci anni; il visto a punti la riduce a tre o addirittura a uno.
  • La naturalizzazione è possibile ma comporta, per il diritto giapponese, la rinuncia alla cittadinanza precedente: è una scelta che va valutata come definitiva.

2. Il fisco

Il Giappone tassa i residenti con imposta nazionale progressiva più imposte locali, e il carico complessivo sui redditi alti è paragonabile a quello europeo: non è una destinazione a bassa fiscalità e non va scelta per quello. La categoria di residenza fiscale è articolata, e il «residente non permanente» — in sintesi, chi non ha domicilio in Giappone e vi ha risieduto per non più di cinque anni negli ultimi dieci — gode di un trattamento più favorevole sui redditi di fonte estera non rimessi in Giappone. È una finestra da conoscere e da usare nei primi anni.

Fra i due Paesi è in vigore la convenzione firmata a Tokyo il 20 marzo 1969, ratificata con legge 18 dicembre 1972, n. 855, in vigore dal 17 marzo 1973: è, con quella di Singapore, una delle più datate applicabili, e va letta per quello che dice.

Il Giappone non figura nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999: non opera l'inversione dell'onere della prova dell'art. 2, comma 2-bis del TUIR.

3. La successione: il punto critico

È l'argomento su cui un trasferimento in Giappone può costare più di quanto rende. L'imposta di successione e donazione giapponese arriva al 55%, ed è potenzialmente dovuta sul patrimonio mondiale — casa in Italia compresa — a seconda del tipo di permesso di soggiorno di chi lascia e di chi riceve. La riforma del 2021 ha escluso dal perimetro i beni esteri per una parte degli stranieri, ma non per tutti, e la differenza passa per una distinzione tecnica fra categorie di visto. La materia è trattata in successioni in Giappone: il punto critico per lo straniero residente, e va letta prima di trasferirsi, non dopo.

4. La previdenza

  • L'accordo di sicurezza sociale fra Italia e Giappone è stato firmato a Roma il 6 febbraio 2009, ratificato con legge 18 giugno 2015, n. 97, ed è entrato in vigore soltanto il 1° aprile 2024 (INPS, circolare n. 52 del 27 marzo 2024).
  • Che cosa fa: evita la doppia contribuzione per i lavoratori distaccati, per un massimo di cinque anni.
  • ‼️ Che cosa non fa: la totalizzazione. L'accordo non prevede il cumulo dei periodi assicurativi maturati nei due Paesi ai fini pensionistici; disciplina soltanto la trasmissione delle domande di prestazione fra gli enti di collegamento. Chi legge «esiste un accordo con il Giappone» e ne deduce che gli anni si sommano sta commettendo l'errore più costoso di tutta questa scheda. Si veda la totalizzazione internazionale delle pensioni.
  • Il sistema giapponese prevede però, per chi lascia il Paese dopo un periodo breve, un rimborso parziale dei contributi versati: è una somma da chiedere, con termini di decadenza da rispettare.

5. Vivere in Giappone

  • La lingua è la barriera vera. Fuori dalle multinazionali e dall'insegnamento, senza giapponese il mercato del lavoro si restringe a poche nicchie. È l'ostacolo che più spesso fa fallire i trasferimenti.
  • La sanità è pubblica, universale e obbligatoria, con compartecipazione: è uno dei sistemi migliori al mondo e ha un costo contenuto.
  • La casa costa meno di quanto si creda fuori dal centro di Tokyo, ma l'ingresso in locazione prevede oneri iniziali consistenti e non rimborsabili, e per lo straniero senza garante trovare casa è più difficile che pagarla.
  • Il lavoro ha orari e prassi che restano distanti dagli standard europei, con differenze forti fra imprese internazionali e imprese giapponesi tradizionali.
  • La scuola. Il sistema pubblico è aperto agli stranieri, gratuito e di buona qualità, ma interamente in giapponese; le scuole internazionali sono care come ovunque in Asia.

6. Il saldo netto

Conviene a chi ha una professione tecnica o scientifica riconoscibile e punta al visto a punti; a chi ha figli piccoli e vuole sicurezza e sanità pubblica di alto livello; a chi accetta di investire seriamente sulla lingua.

Non conviene a chi cerca un vantaggio fiscale — non c'è — né a chi ha un patrimonio familiare significativo e non ha esaminato la questione successoria; né a chi conta di sommare gli anni giapponesi alla pensione italiana, perché non si sommano.

Fonti.
  • Convenzione fra Italia e Giappone per evitare le doppie imposizioni, fatta a Tokyo il 20 marzo 1969, ratificata con legge 18 dicembre 1972, n. 855, in vigore dal 17 marzo 1973.
  • Accordo fra la Repubblica italiana e il Giappone sulla sicurezza sociale, firmato a Roma il 6 febbraio 2009, ratificato con legge 18 giugno 2015, n. 97, in vigore dal 1° aprile 2024; INPS, circolare n. 52 del 27 marzo 2024: esonero dalla doppia contribuzione per i distacchi fino a cinque anni, senza totalizzazione dei periodi assicurativi.
  • D.M. 4 maggio 1999, il cui elenco non comprende il Giappone.
  • Per le categorie di residenza fiscale giapponese e il trattamento del residente non permanente: National Tax Agency.

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