EB-2 NIW: l'esenzione per interesse nazionale
L'EB-2 con esenzione per interesse nazionale è l'unica via ordinaria alla residenza permanente statunitense che non richiede né un datore di lavoro né la verifica del mercato del lavoro. La si può chiedere da soli, dall'Italia, per il proprio progetto. Non è una scorciatoia: è un percorso probatorio esigente, in cui si deve dimostrare che ciò che si fa conta per gli Stati Uniti abbastanza da giustificare una deroga.
1. Il punto di partenza: la categoria EB-2
La seconda preferenza per motivi di lavoro è riservata a chi possiede un titolo superiore alla laurea — o una laurea più cinque anni di esperienza progressiva — oppure a chi ha una capacità eccezionale nelle scienze, nelle arti o negli affari.
Di regola l'EB-2 richiede un datore di lavoro e la labor certification, cioè la dimostrazione che non vi siano lavoratori statunitensi disponibili per quel posto: una procedura lunga, costosa e interamente in mano al datore. L'esenzione per interesse nazionale elimina entrambi i passaggi.
2. I tre requisiti dell'esenzione
La cornice adottata dall'organo amministrativo di appello nel 2016, e tuttora applicata, richiede di dimostrare che:
- l'attività proposta ha merito sostanziale e importanza nazionale. Il merito può essere scientifico, imprenditoriale, culturale, sanitario, educativo; l'importanza nazionale si valuta sull'impatto potenziale, non sulla scala geografica — un'attività locale con effetti replicabili può qualificarsi;
- il richiedente è ben posizionato per portarla avanti: si guarda a titoli, esperienza, risultati passati, adesione di interessati e investitori, e a un piano credibile. Non è richiesto provare il successo futuro, ma il posizionamento sì;
- nel complesso, sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti rinunciare al requisito dell'offerta di lavoro e alla verifica del mercato del lavoro.
Il terzo requisito è quello che si scrive peggio nelle domande fatte in proprio. Non basta ripetere che il progetto è buono: bisogna spiegare perché quel percorso ordinario — trovare un datore e passare dalla certificazione — sarebbe controproducente nel caso concreto: perché il richiedente lavora autonomamente, perché la sua attività non corrisponde a un posto di lavoro definibile, perché l'urgenza del campo non tollera i tempi della procedura.
3. Chi la ottiene, nella pratica
- Ricercatori e accademici con pubblicazioni, citazioni e attività di revisione fra pari.
- Medici e professionisti sanitari, in particolare in aree con carenza di servizi.
- Ingegneri e tecnologi in settori considerati strategici — energia, semiconduttori, infrastrutture, sicurezza, intelligenza artificiale, biotecnologie.
- Imprenditori con un'impresa avviata, capitale raccolto, brevetti, occupazione creata: è il profilo su cui le indicazioni amministrative si sono più aperte negli ultimi anni.
- Professionisti con un progetto documentato e misurabile, non con un curriculum generico.
4. Procedura e tempi
- Petizione presentata dal richiedente stesso, con il fascicolo probatorio e un piano dell'attività proposta.
- Alla data di deposito si fissa la priority date, che determina il turno nella coda per il visto immigrante.
- Approvata la petizione, si procede con il consolato — se si è all'estero — oppure con l'adeguamento di status, se si è già legalmente negli Stati Uniti in una categoria che lo consente.
- La disponibilità del visto dipende dal bollettino mensile del Dipartimento di Stato, che pubblica le date raggiunte per ogni categoria e Paese di addebito. Le code sono molto lunghe per alcuni Paesi; per l'Italia la categoria è storicamente molto più fluida, ma va verificata mese per mese perché anche le categorie current possono arretrare.
5. Errori ricorrenti
- Presentare un curriculum invece di un progetto. La domanda verte sull'attività proposta, non sulla biografia.
- Confondere merito e importanza nazionale. Un buon lavoro non è, per ciò solo, di importanza nazionale: l'impatto va argomentato.
- Lettere di sostegno tutte uguali, scritte da persone legate al richiedente. Contano di più poche lettere indipendenti e circostanziate.
- Trascurare il terzo requisito, che è quello specifico dell'esenzione.
- Ignorare le conseguenze fiscali. Ottenere la residenza permanente significa entrare nel regime di tassazione statunitense sul reddito mondiale, con effetti che durano finché dura lo status: si vedano le tasse statunitensi per i residenti italiani e la convenzione fiscale Italia-Stati Uniti.
- Immigration and Nationality Act, §203(b)(2), e 8 CFR §204.5(k) per la seconda preferenza e per l'esenzione nell'interesse nazionale.
- Decisione dell'Administrative Appeals Office Matter of Dhanasar (2016), che ha fissato la cornice dei tre requisiti.
- U.S. Citizenship and Immigration Services, Policy Manual, volume sulle categorie basate sul lavoro, comprese le indicazioni relative a imprenditori e settori strategici.
- Department of State, Visa Bulletin mensile, per la disponibilità dei visti e le date di priorità.