Espatriare in Irlanda
L'Irlanda è l'unico Paese dell'Unione in cui un italiano lavora nella propria seconda lingua senza doverne imparare una terza, dentro un'economia che continua ad attrarre le sedi europee delle grandi imprese internazionali. Ha però un regime fiscale sui redditi esteri che quasi nessuno in Italia conosce, e una crisi abitativa che è la prima causa di rientro.
1. Ingresso e primi adempimenti
Nessun visto e nessun permesso. Il documento che apre tutto è il PPS number (Personal Public Service Number), il codice individuale senza il quale non si viene messi in busta paga, non si accede alla sanità pubblica né ad alcuna prestazione. Si richiede online e si ritira con un appuntamento in presenza, presentando documento d'identità, prova di un indirizzo irlandese e lettera del datore di lavoro o del titolo che giustifica la richiesta. Il numero arriva poi per posta: non lo si ottiene allo sportello.
Serve un indirizzo prima del codice, e un codice prima del lavoro. È lo stesso circolo vizioso che si incontra altrove, ma in Irlanda si combina con un mercato abitativo strozzato. Una bolletta o un estratto conto intestati sono la prova ordinaria; chi alloggia temporaneamente da conoscenti può far attestare la circostanza dall'intestatario dell'utenza. Va organizzato prima di partire, non dopo.
Segue l'iscrizione all'AIRE entro novanta giorni.
2. Il fatto fiscale che cambia tutto: il non-domiciled
È l'elemento più rilevante di questa scheda e il più ignorato dalla divulgazione italiana. In Irlanda la residenza e il domicilio sono due cose distinte. Il domicilio è un concetto di common law legato all'origine e all'intenzione di stabilirsi in modo definitivo: un italiano che si trasferisce in Irlanda diventa residente ma non acquisisce il domicilio irlandese, e non lo acquisisce per il solo fatto di restarvi a lungo.
Alla persona residente ma non domiciliata si applica la remittance basis: i redditi e le plusvalenze di fonte estera sono imponibili in Irlanda solo se e nella misura in cui vengono fatti entrare nel Paese. Quelli lasciati fuori non sono tassati affatto.
Perché conta più che altrove. Il Regno Unito ha abolito il proprio regime analogo; l'Irlanda no, e a differenza di altri Paesi non applica né un canone d'ingresso né un limite di durata. Non è un regime opzionale a scadenza da negoziare: si applica per la posizione soggettiva. Restano imponibili per intero i redditi di fonte irlandese e la retribuzione riferita all'attività svolta in Irlanda — è un regime sul patrimonio e sui redditi esteri, non sullo stipendio locale — e vanno comunque dichiarati correttamente i propri dati.
Il rovescio: finché non si è effettivamente persa la residenza fiscale italiana secondo i criteri dell'articolo 2 del TUIR, l'Italia tassa comunque il reddito mondiale, e ciò che non è stato tassato in Irlanda non produce credito d'imposta. Il vantaggio esiste solo dopo un trasferimento fatto bene. Il dettaglio è in la fine del regime non-dom.
3. Imposte sul lavoro
Il sistema è semplice nell'impianto e pesante nella sostanza: due sole aliquote sul reddito, una ordinaria e una superiore che scatta a un livello di reddito basso in confronto al resto d'Europa, cui si sovrappongono due prelievi ulteriori — il contributo sociale universale e i contributi previdenziali. Al posto della no tax area operano crediti d'imposta personali, che vanno richiesti e che molti stranieri non attivano nel primo anno.
Le coppie non sposate non esistono, fiscalmente. Coniugi e partner civili possono optare per la tassazione congiunta e trasferirsi crediti e soglie fra loro, con un risparmio consistente quando i redditi sono diversi. I conviventi di fatto, per quanto stabili e con figli, sono tassati come due estranei. Per una coppia italiana non sposata la differenza è di migliaia di euro l'anno, ed è una delle poche materie in cui il matrimonio ha in Irlanda un effetto economico immediato.
Chi viene trasferito in Irlanda da un gruppo internazionale può accedere al SARP, il regime per gli assegnati: esenta dall'imposta sul reddito il trenta per cento della retribuzione eccedente una soglia — 125.000 € per chi vi accede dal 2026, 100.000 € per chi vi era già dentro — fino a un milione, per cinque anni. Richiede sei mesi di rapporto con il gruppo prima dell'arrivo e almeno dodici mesi consecutivi di lavoro in Irlanda. Il regime è stato prorogato al 31 dicembre 2030. Attenzione: l'esenzione vale per la sola imposta sul reddito — contributo universale e contributi previdenziali si pagano sull'intero.
4. Casa: il vincolo, e la riforma del 2026
È il problema del Paese. Offerta insufficiente da oltre un decennio, canoni fra i più alti d'Europa a Dublino, e una concorrenza sugli annunci che rende normale presentarsi in venti a una visita. Chi arriva senza contratto di lavoro parte in svantaggio grave.
Dal 1° marzo 2026 il quadro normativo è cambiato in profondità: le zone a pressione locativa sono state sostituite da un sistema nazionale di controllo dei canoni, esteso a tutto il territorio. L'aumento è ammesso una volta l'anno e nel limite del due per cento o dell'inflazione, se inferiore. Le nuove locazioni sono inoltre di durata minima, articolate in cicli di sei anni. Il riallineamento al canone di mercato resta possibile alla fine del ciclo e in ipotesi tipizzate di cessazione. Le nuove regole valgono per i rapporti costituiti da quella data: i contratti anteriori proseguono con la disciplina precedente.
Il funzionamento pratico del mercato è in lavorare a Dublino; i numeri della spesa in il costo della vita in Irlanda.
5. Sanità
Esiste un servizio pubblico, ma non è gratuito al momento dell'accesso come quello italiano, ed è questo l'equivoco più comune. La visita dal medico di base si paga, salvo che si abbia diritto alla tessera sanitaria completa o alla tessera per il solo medico di base, entrambe subordinate al reddito; sono esentati i bambini sotto una certa età e gli anziani. Le liste d'attesa del pubblico sono lunghe, ed è la ragione per cui circa metà della popolazione stipula una polizza privata, spesso offerta dal datore di lavoro.
La maggiorazione per adesione tardiva. Il mercato assicurativo irlandese applica un premio uguale per tutti a parità di copertura, ma penalizza chi entra tardi: chi stipula la prima polizza a partire dai trentacinque anni paga una maggiorazione del due per cento per ogni anno trascorso oltre quella soglia senza copertura, fino a un massimo del settanta per cento, e la maggiorazione resta per dieci anni. Chi si trasferisce dopo i trentacinque anni ha un periodo limitato per aderire senza esserne colpito: è una decisione da prendere nei primi mesi, non fra qualche anno.
6. Previdenza
La pensione pubblica si consegue a sessantasei anni e richiede un minimo di 520 contributi settimanali versati, cioè dieci anni di lavoro. È una prestazione a importo fisso, non proporzionale al reddito. Chi non raggiunge il minimo in Irlanda può totalizzare i periodi italiani secondo i regolamenti europei: si vedano totalizzazione e cumulo internazionale e contributi INPS e lavoro all'estero.
Novità sostanziale: dal 1° gennaio 2026 è operativa l'adesione automatica a un fondo pensione pubblico, che riguarda i lavoratori dipendenti fra i ventitré e i sessant'anni con reddito superiore a 20.000 € che non abbiano già una posizione previdenziale integrativa. Contribuiscono lavoratore e datore nell'identica misura, con un'aggiunta dello Stato; le aliquote crescono per scaglioni triennali nell'arco di dieci anni. Si può uscire, ma non subito, e uscendo si rinuncia anche alla quota del datore.
7. Vita quotidiana
- Lingua. Si vive e si lavora in inglese. L'irlandese è lingua ufficiale e materia scolastica, ma non serve per vivere. È il vantaggio competitivo del Paese rispetto a Germania e Paesi Bassi.
- Accoglienza. La socialità è calda e informale, e la comunità italiana è ampia e consolidata: l'inserimento è più rapido che nel Nord Europa continentale.
- Clima. Mite tutto l'anno, senza estremi, ma piovoso, ventoso e con pochissima luce in inverno. Si veda clima, luce e salute mentale.
- Trasporti. Il punto debole. Rete ferroviaria limitata, trasporto pubblico urbano insufficiente rispetto alla dimensione di Dublino, e fuori dalla capitale l'automobile è di fatto necessaria — con assicurazioni fra le più care d'Europa.
8. Famiglia e scuola
La scuola pubblica è gratuita e di buon livello, con la particolarità che la larghissima maggioranza degli istituti è gestita da enti confessionali pur essendo finanziata dallo Stato: incide sull'ammissione e sull'insegnamento religioso, ed è bene informarsi sul singolo istituto. Esistono scuole multiconfessionali e internazionali. Il quadro di scelta è in scuole italiane all'estero e sistema IB. L'asilo nido è la voce di spesa più pesante del bilancio familiare, fra le più care dell'Unione, mitigata da un contributo pubblico che va richiesto.
9. Il saldo netto
Conviene a: chi lavora nel settore tecnologico, farmaceutico, finanziario o dei servizi internazionali, dove la domanda è reale e le retribuzioni alte; chi vuole restare in area anglofona dentro l'Unione; chi ha redditi o patrimonio all'estero e può avvalersi della remittance basis dopo un trasferimento fatto correttamente; chi arriva con un contratto già firmato e, possibilmente, un alloggio.
Non conviene a: chi arriva a cercare lavoro contando di sistemarsi poi, perché la casa non si trova; chi confronta il lordo irlandese con quello italiano senza calcolare canone, asilo nido, assicurazione sanitaria e automobile; chi si aspetta un servizio sanitario di modello italiano; chi ha bisogno di sole.
- Taxes Consolidation Act 1997, in particolare le disposizioni su residenza, domicilio e remittance basis, e la sezione 825C per il SARP.
- Finance Act, per la proroga del SARP al 31 dicembre 2030 e la soglia dei nuovi accessi dal 2026.
- Residential Tenancies Acts, come modificati con effetto dal 1° marzo 2026, per il controllo nazionale dei canoni e le locazioni di durata minima.
- Health Insurance Acts, per la tariffazione comunitaria e la maggiorazione per adesione tardiva.
- Social Welfare Consolidation Act 2005 e Automatic Enrolment Retirement Savings System Act 2024.
- Regolamenti (CE) n. 883/2004 e n. 987/2009; direttiva 2004/38/CE.