Le tasse in Francia per il residente
Il sistema francese ha una logica opposta a quello italiano: tassa il nucleo, non la persona, e lo fa con un meccanismo che premia in modo sostanziale le famiglie con figli. Chi arriva dall'Italia deve rifare i conti da capo, perché il confronto fra due aliquote non dice nulla finché non si è capito su che cosa si applicano.
1. Chi è residente fiscale
Si è domiciliati fiscalmente in Francia al ricorrere di uno solo fra quattro criteri alternativi: avervi il focolare domestico o il luogo di soggiorno principale, esercitarvi l'attività professionale principale, avervi il centro degli interessi economici. È un impianto vicino a quello italiano riscritto dal 2024, e i due possono sovrapporsi: dove accade, decidono le tie-breaker rules della convenzione fra Italia e Francia.
Attenzione all'anno del trasferimento: l'ordinamento italiano guarda alla maggior parte del periodo d'imposta, e chi parte dopo l'estate resta di norma residente in Italia per tutto quell'anno. Va verificato di aver effettivamente perso la residenza secondo i criteri dell'articolo 2 del TUIR.
2. Il nucleo e il quoziente familiare
È la differenza strutturale. L'imposta non si calcola sul reddito individuale ma su quello del nucleo fiscale, che comprende i coniugi — o i partner di un patto civile di solidarietà, del tutto equiparati — e i figli a carico. Il reddito complessivo si divide per un numero di parti determinato dalla composizione familiare, la progressione si applica al risultato, e l'imposta così ottenuta si rimoltiplica per le parti.
L'effetto è duplice: attenua fortemente la progressione quando i redditi dei coniugi sono diversi, e riduce l'imposta al crescere del numero dei figli. Il vantaggio derivante dai figli è soggetto a un massimale per parte, sicché il beneficio non cresce indefinitamente con il reddito.
Una coppia con figli paga in Francia meno che in Italia a parità di reddito complessivo, e una persona sola paga di più. È la sintesi onesta del confronto, e vale più di qualunque tabella di aliquote. Da notare che il patto civile di solidarietà produce la tassazione congiunta esattamente come il matrimonio — a differenza dell'Irlanda, dove i conviventi non sposati sono tassati come estranei.
3. Come si paga
Dal 2019 esiste la ritenuta alla fonte, con aliquota comunicata dall'amministrazione al datore di lavoro. Non sostituisce la dichiarazione: la dichiarazione annuale resta obbligatoria e serve a determinare l'imposta effettiva, con conguaglio. È un errore comune di chi arriva pensare che la ritenuta chiuda la partita.
Chi non vuole che il datore conosca l'aliquota personale — indicativa di altri redditi del nucleo — può chiedere l'applicazione di un'aliquota neutra, versando la differenza direttamente.
4. I prelievi sociali, che sono la vera differenza
Accanto all'imposta sul reddito operano contributi sociali generalizzati che colpiscono tutti i redditi, non solo quelli da lavoro: stipendi, pensioni, redditi di capitale, redditi immobiliari e plusvalenze. Sono la ragione per cui il netto francese è sensibilmente più basso di quanto il solo confronto delle aliquote lasci prevedere, e per cui i costi del lavoro sono fra i più alti d'Europa.
Una precisazione che vale denaro: chi è iscritto al sistema di sicurezza sociale di un altro Stato dell'Unione — tipicamente il pensionato che conserva la copertura del Paese che eroga la pensione — non è soggetto ai contributi sociali propriamente detti sui redditi di capitale, ma a un prelievo di solidarietà di misura inferiore. È il portato di una giurisprudenza europea consolidata, e va fatto valere in dichiarazione: non è applicato d'ufficio.
5. Redditi di capitale
Dividendi, interessi e plusvalenze mobiliari sono assoggettati a un prelievo forfettario unico del 30 per cento, composto da 12,8 punti di imposta sul reddito e 17,2 punti di contributi sociali. In alternativa il contribuente può optare — per la totalità dei redditi di capitale dell'anno, non a scelta — per la tassazione con la scala progressiva, conveniente solo ai redditi bassi.
Chi accede al regime degli impatriati beneficia dell'esenzione della metà di determinati redditi di capitale e plusvalenze di fonte estera: si veda espatriare in Francia.
6. L'imposizione minima sui redditi alti
Introdotta con la legge di bilancio per il 2025 e confermata da quella per il 2026, una contribuzione differenziale assicura un'imposizione minima del 20 per cento ai nuclei il cui reddito fiscale di riferimento supera 250.000 € per una persona sola e 500.000 € per una coppia coniugata o unita civilmente. Quando imposta ordinaria e contributo eccezionale non raggiungono quella soglia, la differenza è dovuta. La misura non è più a termine annuale: resta in vigore fino all'esercizio in cui il disavanzo pubblico scenderà sotto il tre per cento del prodotto interno lordo. Riguarda un numero ristretto di nuclei, ma è determinante per chi ha redditi di capitale elevati e contava sul solo prelievo forfettario del trenta per cento.
7. Patrimonio e immobili
Non esiste un'imposta generale sul patrimonio: dal 2018 il prelievo colpisce il solo patrimonio immobiliare, ed è trattato in l'IFI. L'imposta sull'abitazione principale è stata soppressa; resta e pesa quella fondiaria a carico del proprietario, che negli ultimi anni è aumentata in modo marcato ed è a base comunale, quindi molto variabile da luogo a luogo.
8. La Francia ha un'exit tax. L'Italia no
È un punto che va conosciuto prima di stabilirsi, non al momento di andarsene. Chi ha avuto il domicilio fiscale in Francia per almeno sei degli ultimi dieci anni e trasferisce la residenza all'estero è tassato sulle plusvalenze latenti delle partecipazioni societarie che eccedono determinate soglie di valore o di percentuale. Il trasferimento verso un altro Stato dell'Unione beneficia di una sospensione automatica della riscossione, e l'imposta viene meno se le partecipazioni sono conservate per un periodo minimo che varia con l'entità della partecipazione.
È l'esatto opposto della situazione italiana, dove per la persona fisica non imprenditore un'imposta di uscita non esiste: si veda l'exit tax per le persone fisiche. Chi arriva in Francia con partecipazioni significative, o chi le costruisce lì, deve considerare che il Paese non si lascia con la stessa facilità con cui si raggiunge.
9. Il rapporto con l'Italia
- Verificare di aver effettivamente perso la residenza fiscale italiana: finché la si conserva si è tassati in Italia sul reddito mondiale.
- Procurarsi ogni anno il certificato di residenza fiscale francese.
- Applicare la convenzione ai redditi che restano di fonte italiana, tipicamente immobiliari: si veda gestire un immobile italiano da non residente. La convenzione fra i due Stati ha regole proprie in materia di pensioni, che distinguono fra trattamenti pubblici e privati.
- Ricordare che, finché si è residenti in Italia, restano dovuti monitoraggio fiscale e IVIE e IVAFE sui beni francesi; e che i conti italiani sono comunicati all'amministrazione francese attraverso lo scambio automatico di informazioni.
Perché qui non ci sono gli scaglioni. La scala progressiva, i massimali del quoziente familiare e le aliquote dei contributi sociali sono rivisti ogni anno con la legge di bilancio, che in Francia arriva tardi e cambia molto: quella per il 2026 è stata adottata il 2 febbraio 2026 e promulgata il 19 febbraio. Pubblicare le cifre qui significherebbe garantire che questa pagina sia sbagliata fra dodici mesi. Vanno lette sul simulatore ufficiale dell'amministrazione finanziaria per l'anno d'imposta che interessa.
- Code général des impôts, art. 4 B (domicilio fiscale), 193 e seguenti (quoziente familiare), 200 A (prelievo forfettario unico), 155 B (impatriati), 167 bis (imposizione delle plusvalenze latenti all'uscita).
- Loi de finances pour 2025, per l'istituzione della contribuzione differenziale sui redditi elevati, e loi de finances pour 2026, per la sua conferma.
- Code de la sécurité sociale, per i contributi sociali sui redditi del patrimonio.
- Corte di giustizia dell'Unione europea, giurisprudenza sul divieto di doppia contribuzione sociale per gli iscritti al regime di un altro Stato membro.
- Convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni.