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Le tasse in Francia per il residente

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

Il sistema francese ha una logica opposta a quello italiano: tassa il nucleo, non la persona, e lo fa con un meccanismo che premia in modo sostanziale le famiglie con figli. Chi arriva dall'Italia deve rifare i conti da capo, perché il confronto fra due aliquote non dice nulla finché non si è capito su che cosa si applicano.

1. Chi è residente fiscale

Si è domiciliati fiscalmente in Francia al ricorrere di uno solo fra quattro criteri alternativi: avervi il focolare domestico o il luogo di soggiorno principale, esercitarvi l'attività professionale principale, avervi il centro degli interessi economici. È un impianto vicino a quello italiano riscritto dal 2024, e i due possono sovrapporsi: dove accade, decidono le tie-breaker rules della convenzione fra Italia e Francia.

Attenzione all'anno del trasferimento: l'ordinamento italiano guarda alla maggior parte del periodo d'imposta, e chi parte dopo l'estate resta di norma residente in Italia per tutto quell'anno. Va verificato di aver effettivamente perso la residenza secondo i criteri dell'articolo 2 del TUIR.

2. Il nucleo e il quoziente familiare

È la differenza strutturale. L'imposta non si calcola sul reddito individuale ma su quello del nucleo fiscale, che comprende i coniugi — o i partner di un patto civile di solidarietà, del tutto equiparati — e i figli a carico. Il reddito complessivo si divide per un numero di parti determinato dalla composizione familiare, la progressione si applica al risultato, e l'imposta così ottenuta si rimoltiplica per le parti.

L'effetto è duplice: attenua fortemente la progressione quando i redditi dei coniugi sono diversi, e riduce l'imposta al crescere del numero dei figli. Il vantaggio derivante dai figli è soggetto a un massimale per parte, sicché il beneficio non cresce indefinitamente con il reddito.

Una coppia con figli paga in Francia meno che in Italia a parità di reddito complessivo, e una persona sola paga di più. È la sintesi onesta del confronto, e vale più di qualunque tabella di aliquote. Da notare che il patto civile di solidarietà produce la tassazione congiunta esattamente come il matrimonio — a differenza dell'Irlanda, dove i conviventi non sposati sono tassati come estranei.

3. Come si paga

Dal 2019 esiste la ritenuta alla fonte, con aliquota comunicata dall'amministrazione al datore di lavoro. Non sostituisce la dichiarazione: la dichiarazione annuale resta obbligatoria e serve a determinare l'imposta effettiva, con conguaglio. È un errore comune di chi arriva pensare che la ritenuta chiuda la partita.

Chi non vuole che il datore conosca l'aliquota personale — indicativa di altri redditi del nucleo — può chiedere l'applicazione di un'aliquota neutra, versando la differenza direttamente.

4. I prelievi sociali, che sono la vera differenza

Accanto all'imposta sul reddito operano contributi sociali generalizzati che colpiscono tutti i redditi, non solo quelli da lavoro: stipendi, pensioni, redditi di capitale, redditi immobiliari e plusvalenze. Sono la ragione per cui il netto francese è sensibilmente più basso di quanto il solo confronto delle aliquote lasci prevedere, e per cui i costi del lavoro sono fra i più alti d'Europa.

Una precisazione che vale denaro: chi è iscritto al sistema di sicurezza sociale di un altro Stato dell'Unione — tipicamente il pensionato che conserva la copertura del Paese che eroga la pensione — non è soggetto ai contributi sociali propriamente detti sui redditi di capitale, ma a un prelievo di solidarietà di misura inferiore. È il portato di una giurisprudenza europea consolidata, e va fatto valere in dichiarazione: non è applicato d'ufficio.

5. Redditi di capitale

Dividendi, interessi e plusvalenze mobiliari sono assoggettati a un prelievo forfettario unico del 30 per cento, composto da 12,8 punti di imposta sul reddito e 17,2 punti di contributi sociali. In alternativa il contribuente può optare — per la totalità dei redditi di capitale dell'anno, non a scelta — per la tassazione con la scala progressiva, conveniente solo ai redditi bassi.

Chi accede al regime degli impatriati beneficia dell'esenzione della metà di determinati redditi di capitale e plusvalenze di fonte estera: si veda espatriare in Francia.

6. L'imposizione minima sui redditi alti

Introdotta con la legge di bilancio per il 2025 e confermata da quella per il 2026, una contribuzione differenziale assicura un'imposizione minima del 20 per cento ai nuclei il cui reddito fiscale di riferimento supera 250.000 € per una persona sola e 500.000 € per una coppia coniugata o unita civilmente. Quando imposta ordinaria e contributo eccezionale non raggiungono quella soglia, la differenza è dovuta. La misura non è più a termine annuale: resta in vigore fino all'esercizio in cui il disavanzo pubblico scenderà sotto il tre per cento del prodotto interno lordo. Riguarda un numero ristretto di nuclei, ma è determinante per chi ha redditi di capitale elevati e contava sul solo prelievo forfettario del trenta per cento.

7. Patrimonio e immobili

Non esiste un'imposta generale sul patrimonio: dal 2018 il prelievo colpisce il solo patrimonio immobiliare, ed è trattato in l'IFI. L'imposta sull'abitazione principale è stata soppressa; resta e pesa quella fondiaria a carico del proprietario, che negli ultimi anni è aumentata in modo marcato ed è a base comunale, quindi molto variabile da luogo a luogo.

8. La Francia ha un'exit tax. L'Italia no

È un punto che va conosciuto prima di stabilirsi, non al momento di andarsene. Chi ha avuto il domicilio fiscale in Francia per almeno sei degli ultimi dieci anni e trasferisce la residenza all'estero è tassato sulle plusvalenze latenti delle partecipazioni societarie che eccedono determinate soglie di valore o di percentuale. Il trasferimento verso un altro Stato dell'Unione beneficia di una sospensione automatica della riscossione, e l'imposta viene meno se le partecipazioni sono conservate per un periodo minimo che varia con l'entità della partecipazione.

È l'esatto opposto della situazione italiana, dove per la persona fisica non imprenditore un'imposta di uscita non esiste: si veda l'exit tax per le persone fisiche. Chi arriva in Francia con partecipazioni significative, o chi le costruisce lì, deve considerare che il Paese non si lascia con la stessa facilità con cui si raggiunge.

9. Il rapporto con l'Italia

  1. Verificare di aver effettivamente perso la residenza fiscale italiana: finché la si conserva si è tassati in Italia sul reddito mondiale.
  2. Procurarsi ogni anno il certificato di residenza fiscale francese.
  3. Applicare la convenzione ai redditi che restano di fonte italiana, tipicamente immobiliari: si veda gestire un immobile italiano da non residente. La convenzione fra i due Stati ha regole proprie in materia di pensioni, che distinguono fra trattamenti pubblici e privati.
  4. Ricordare che, finché si è residenti in Italia, restano dovuti monitoraggio fiscale e IVIE e IVAFE sui beni francesi; e che i conti italiani sono comunicati all'amministrazione francese attraverso lo scambio automatico di informazioni.

Perché qui non ci sono gli scaglioni. La scala progressiva, i massimali del quoziente familiare e le aliquote dei contributi sociali sono rivisti ogni anno con la legge di bilancio, che in Francia arriva tardi e cambia molto: quella per il 2026 è stata adottata il 2 febbraio 2026 e promulgata il 19 febbraio. Pubblicare le cifre qui significherebbe garantire che questa pagina sia sbagliata fra dodici mesi. Vanno lette sul simulatore ufficiale dell'amministrazione finanziaria per l'anno d'imposta che interessa.

Fonti.
  • Code général des impôts, art. 4 B (domicilio fiscale), 193 e seguenti (quoziente familiare), 200 A (prelievo forfettario unico), 155 B (impatriati), 167 bis (imposizione delle plusvalenze latenti all'uscita).
  • Loi de finances pour 2025, per l'istituzione della contribuzione differenziale sui redditi elevati, e loi de finances pour 2026, per la sua conferma.
  • Code de la sécurité sociale, per i contributi sociali sui redditi del patrimonio.
  • Corte di giustizia dell'Unione europea, giurisprudenza sul divieto di doppia contribuzione sociale per gli iscritti al regime di un altro Stato membro.
  • Convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni.

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