Espatriare in Romania
La Romania ha l'imposta sul reddito più bassa dell'Unione insieme alla bulgara — 10% piatto — una lingua che un italiano impara in fretta e un legame umano ed economico con l'Italia che nessun altro Paese dell'area possiede. È anche il Paese di questa sezione in cui il quadro fiscale è cambiato di più negli ultimi due anni, quasi sempre in peggio: chi legge una guida scritta nel 2023 sta leggendo un Paese che non esiste più.
1. Ingresso e formalità
Nessun visto: Romania nell'Unione dal 2007 e, dal 1° gennaio 2025, membro a pieno titolo di Schengen anche alle frontiere terrestri. Oltre i novanta giorni il cittadino dell'Unione chiede all'Ispettorato generale per l'immigrazione il certificato di registrazione, dimostrando lavoro, mezzi o motivi familiari. Serve poi il CNP (codice numerico personale), presupposto di conto, contratto e sanità. Segue l'iscrizione all'AIRE entro novanta giorni.
2. Fisco: cosa è cambiato, e quando
L'impianto resta l'imposta piatta al 10% sul reddito delle persone fisiche, senza scaglioni. Attorno a quell'impianto, però, si sono succedute tre ondate di misure di bilancio:
- Dal 1° gennaio 2025 sono state eliminate le esenzioni dall'imposta sul reddito di cui godevano i dipendenti dei settori informatico, edile, agricolo e alimentare. Chi lavora nell'IT rumeno paga oggi il 10% come chiunque altro: era il vantaggio di cui parlava tutta la divulgazione fino al 2024, ed è finito.
- Dal 1° agosto 2025 l'IVA ordinaria è salita da 19% a 21% e le due aliquote ridotte del 5% e del 9% sono state unificate all'11%.
- Dal 1° gennaio 2026 l'imposta sui dividendi è passata dal 10% al 16%. Restano al 10% i dividendi deliberati su bilanci infrannuali del 2025, senza conguaglio successivo.
Il regime della microimpresa, che è la ragione per cui molti italiani hanno costituito una SRL rumena, è stato ristretto due volte: dal 2026 l'aliquota unica è 1% sui ricavi — è stata soppressa l'aliquota del 3% — ma la soglia di accesso è scesa a 100.000 euro di ricavi annui, contro i 250.000 precedenti e il milione di qualche anno fa, e resta obbligatorio avere almeno un dipendente a tempo pieno.
Il conto vero sulla microimpresa non è l'1%. All'1% sui ricavi va sommata l'imposta sui dividendi al 16% per portare l'utile al socio, e sopra determinate soglie il contributo sanitario CASS al 10%, dovuto anche sui dividendi. Chi confronta «1% rumeno contro 15% forfettario italiano» sta confrontando due cose diverse: nel forfettario italiano il prelievo è già definitivo in capo alla persona.
Il CASS al 10% si è progressivamente esteso: è dovuto su redditi di lavoro autonomo, dividendi, affitti e altri redditi al superamento di soglie espresse in multipli del salario minimo, e dal 2026 colpisce anche la parte di pensione eccedente 3.000 lei mensili. È l'elemento che va calcolato per primo da chi si trasferisce da pensionato.
3. Lavoro ed economia
Bucarest, Cluj-Napoca, Timișoara, Iași e Brașov concentrano automotive e componentistica, informatica e servizi condivisi, logistica e industria alimentare. La presenza industriale italiana è storicamente forte — soprattutto in Transilvania e nel Banato, dove la comunità di imprenditori italiani esiste da trent'anni: si veda comunità italiane nel mondo.
Il rumeno è una lingua neolatina: un italiano raggiunge un livello operativo in pochi mesi, molto più in fretta che in qualunque Paese slavo o ugro-finnico. È un vantaggio concreto e sottovalutato. L'inglese è diffuso fra i giovani e nelle multinazionali.
Le retribuzioni nominali restano inferiori a quelle italiane, ma il divario si è ridotto rapidamente sui profili tecnici, e il netto in busta risente positivamente dell'aliquota piatta.
4. Casa
Il cittadino dell'Unione acquista fabbricati liberamente. Il mercato è in forte crescita nelle grandi città, con prezzi ancora molto inferiori a quelli italiani a parità di qualità. Due avvertenze pratiche: gran parte del patrimonio abitativo urbano è costituito da edifici prefabbricati dell'epoca socialista, per i quali va verificata la classificazione di rischio sismico — Bucarest è in un'area a sismicità elevata e gli edifici classificati in prima classe di rischio sono segnalati con un bollino rosso; e va accertata, come in Bulgaria, la regolarità della catena dei titoli dopo le restituzioni post-1989.
5. Sanità
Assicurazione obbligatoria (CNAS) finanziata dal CASS. Il sistema pubblico soffre di sottofinanziamento, disparità territoriali marcate e emigrazione di personale; nelle grandi città esiste una rete privata sviluppata, con abbonamenti aziendali diffusi e costi contenuti rispetto agli standard occidentali. Chi ha patologie croniche valuti fin da subito una copertura privata e la distanza dai centri di riferimento.
6. Vita quotidiana
- Costo della vita. Basso, in salita nelle grandi città. Bucarest resta molto più economica di qualunque capitale occidentale, ma non è più «a metà prezzo» rispetto all'Italia.
- Moneta. Il leu, non l'euro. La Romania non ha una data di adozione: a differenza della Bulgaria non è nel meccanismo di cambio. Chi percepisce in euro e spende in lei sopporta un rischio di cambio permanente.
- Collegamenti. Voli diretti quotidiani da e per l'Italia da Bucarest, Cluj, Timișoara e Bacău, anche a basso costo: è il Paese dell'area con la rete di collegamenti più fitta verso l'Italia.
- Amministrazione. Digitalizzata in modo disomogeneo: eccellente su fatturazione elettronica e servizi fiscali, lenta e cartacea altrove.
7. Il saldo netto
Conviene a: chi apre un'attività reale con struttura e personale sul posto, e non una scatola; a chi lavora nei settori tecnici e industriali dove la domanda è forte; a chi trae vantaggio dalla vicinanza linguistica e da una comunità italiana radicata; a chi cerca un costo della vita basso restando nell'Unione e in Schengen.
Non conviene a: chi si trasferisce contando su vantaggi abrogati — le esenzioni IT non esistono più, il 3% delle microimprese nemmeno, i dividendi sono passati al 16%; a chi ha bisogno di un sistema sanitario pubblico affidabile; a chi non vuole esporsi al rischio di cambio; a chi immagina una SRL rumena gestita dall'Italia, che è un caso da manuale di esterovestizione.
- Legea nr. 227/2015 privind Codul fiscal e successive modifiche di bilancio, per l'aliquota del 10%, il regime delle microimprese, l'imposta sui dividendi e il CASS.
- Misure fiscali e di bilancio adottate nel 2025, per l'aumento dell'IVA ordinaria al 21% e l'unificazione delle aliquote ridotte all'11% dal 1° agosto 2025.
- Misure fiscali applicabili dal 1° gennaio 2026, per l'aumento dell'imposta sui dividendi al 16%, l'aliquota unica dell'1% e la soglia di 100.000 euro per le microimprese.
- Decisione del Consiglio dell'Unione europea sulla piena applicazione dell'acquis di Schengen alla Romania, con effetto alle frontiere terrestri dal 1° gennaio 2025.
- Convenzione Italia-Romania contro le doppie imposizioni.