Unione Europea, SEE e Svizzera

Freelance nell'Europa dell'Est: la fiscalità a confronto

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

«Nell'Est si paga il 3%» è la frase che circola nei gruppi di freelance italiani, e non è quasi mai vera. I regimi agevolati esistono davvero, ma ciascuno ha una condizione d'accesso che li rende adatti a un profilo preciso e inutili a tutti gli altri: un tetto di ricavi, un dipendente obbligatorio, un divieto di fatturare alle imprese, un secondo prelievo che arriva dopo. Questa pagina mette i cinque regimi uno accanto all'altro e dice dove sta la fregatura di ciascuno.

1. La premessa che viene sempre saltata

Nessuno di questi regimi produce alcun effetto finché la residenza fiscale resta italiana. Un freelance che vive a Milano e fattura da una società rumena o estone è un contribuente italiano che ha aggiunto un problema, non un vantaggio: si vedano i criteri della residenza fiscale italiana riscritti dal 2024, l'esterovestizione societaria e la stabile organizzazione occulta. Il confronto che segue presuppone un trasferimento reale della persona.

2. Bulgaria — 10% piatto, con massimale contributivo

Il libero professionista è tassato al 10% sul reddito, determinato deducendo dai compensi una percentuale forfettaria di costi (25% per le professioni liberali). Vi si aggiungono i contributi, dovuti per intero dall'autonomo, ma calcolati fra un minimo e un massimale mensile: superata quella soglia non si versa altro.

A chi serve. A chi ha compensi alti: è l'unico regime della lista in cui l'aliquota effettiva scende al crescere del reddito, perché la componente contributiva è a tetto. Il limite. Su compensi modesti i contributi minimi pesano molto, e il vantaggio si assottiglia. Dettagli in espatriare in Bulgaria.

3. Romania — l'1% che non è l'1%

Il regime della microimpresa applica 1% sui ricavi della società, ma dal 2026 la soglia d'accesso è scesa a 100.000 euro di ricavi annui e resta obbligatorio avere almeno un dipendente a tempo pieno. Soprattutto, quello è il prelievo della società: per portare l'utile alla persona serve distribuire dividendi, tassati dal 1° gennaio 2026 al 16%, e sopra soglia si aggiunge il contributo sanitario CASS al 10%.

Il confronto corretto non è «1% contro 15% del forfettario italiano». È: 1% sui ricavi più 16% sui dividendi più CASS più il costo di un dipendente e di una contabilità societaria, contro un'imposta sostitutiva già definitiva in capo alla persona. Su ricavi bassi la Romania perde; su ricavi vicini alla soglia, con margini alti, può vincere.

In alternativa esiste la PFA, la persona fisica autorizzata, tassata al 10% sul reddito netto con CASS e contributi pensionistici commisurati a soglie: più semplice, meno spettacolare. Dettagli in espatriare in Romania.

4. Polonia — ryczałt, IP Box e quattro anni di esenzione

Il ryczałt tassa i ricavi lordi, senza dedurre costi, con aliquote differenziate per attività e un limite di ricavi molto alto rispetto agli altri regimi qui elencati. Chi produce software può cumularlo con l'IP Box al 5% sui redditi da proprietà intellettuale qualificata, a condizione di tenere una contabilità analitica dei progetti che non è banale.

Il vero elemento distintivo per un italiano, però, è l'esenzione quadriennale fino a 85.528 zloty l'anno prevista per chi trasferisce la residenza in Polonia, aperta ai cittadini dell'Unione anche se non hanno mai vissuto lì: copre anche il reddito da attività autonoma tassata con il ryczałt. È spiegata in espatriare in Polonia.

Il limite. Il contributo sanitario polacco è proporzionale al reddito, non più forfettario, ed è stato riscritto più volte: è la variabile che rende il conto polacco meno prevedibile di quello ceco.

5. Repubblica Ceca — il forfait più semplice

La paušální daň è un unico versamento mensile che assorbe imposta, previdenza e assicurazione malattia, per chi ha ricavi fino a 2 milioni di corone e non è soggetto passivo IVA. Nessuna dichiarazione annuale, nessuna contabilità analitica, tre fasce di importo. È il regime con il minor costo amministrativo dei cinque.

Il limite. Il tetto di due milioni di corone è basso, e l'incompatibilità con la registrazione IVA taglia fuori chi ha clienti che la richiedono o supera la soglia. L'adesione va comunicata entro un termine perentorio a inizio anno: chi lo manca aspetta dodici mesi. Dettagli in Praga per italiani.

6. Estonia — zero sull'utile che resta dentro

L'Estonia non tassa l'utile societario finché resta nella società: il prelievo scatta alla distribuzione, con l'aliquota del 22/78 sull'importo netto distribuito. Per un freelance che reinveste, l'effetto di rinvio è reale.

Il limite, che è decisivo. Il vantaggio è della società, e presuppone che la società sia davvero estone — cioè amministrata dall'Estonia. Un italiano residente in Italia che amministra un'OÜ dalla propria scrivania ha una società fiscalmente italiana. Si vedano e-Residency: cosa non è e aprire una società in Estonia.

7. Una nota sull'Ungheria, che quasi tutte le guide sbagliano

Il KATA ungherese non è più utilizzabile da un freelance B2B. Dal 1° settembre 2022 il regime — versamento mensile fisso, con un tetto di ricavi annuo — è riservato ai lavoratori autonomi a tempo pieno che fatturano a persone fisiche, non a imprese (con l'eccezione dei tassisti). La riforma ha escluso centinaia di migliaia di contribuenti. Le guide in italiano che presentano il KATA come la soluzione per chi fattura a clienti aziendali descrivono un regime abrogato per quel caso d'uso da oltre tre anni.

8. Come scegliere davvero

  1. Parti dal tetto di ricavi, non dall'aliquota. Sopra i due milioni di corone la Repubblica Ceca esce; sopra i centomila euro esce la microimpresa rumena; il ryczałt polacco è quello che regge i volumi maggiori.
  2. Guarda chi sono i tuoi clienti. Clienti aziendali escludono il KATA ungherese; clienti che pretendono partita IVA escludono il forfait ceco.
  3. Conta i due gradini. Dove il regime è societario (Romania, Estonia) devi sommare il prelievo sulla distribuzione: l'aliquota societaria da sola non dice nulla.
  4. Aggiungi i contributi. Sono la voce che ribalta i confronti: a tetto in Bulgaria, proporzionali e instabili in Polonia, inclusi nel forfait in Repubblica Ceca.
  5. Verifica la convenzione con l'Italia e la posizione previdenziale: si vedano le convenzioni contro le doppie imposizioni e i contributi INPS lavorando all'estero.
Fonti.
  • ЗДДФЛ e Кодекс за социално осигуряване (Bulgaria), per il 10%, le deduzioni forfettarie e il massimale contributivo.
  • Codul fiscal romeno e misure fiscali applicabili dal 1° gennaio 2026, per l'aliquota unica dell'1%, la soglia di 100.000 euro, l'obbligo del dipendente e il 16% sui dividendi.
  • Ustawa o zryczałtowanym podatku dochodowym e ustawa o PIT (Polonia), per il ryczałt, l'IP Box e l'esenzione quadriennale.
  • Zákon č. 586/1992 Sb. (Repubblica Ceca) e comunicati della Finanční správa, per la paušální daň, le fasce e il limite di due milioni di corone.
  • Tulumaksuseadus (Estonia), per la tassazione dell'utile alla distribuzione con aliquota 22/78.
  • Legge ungherese sull'imposta forfettaria dei piccoli contribuenti adottata nel luglio 2022 e in vigore dal 1° settembre 2022, che ha sostituito il precedente regime KATA restringendolo ai soli committenti persone fisiche.

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