Le tasse nei Paesi nordici
«Nei Paesi nordici si paga il settanta per cento» è la frase che circola, ed è falsa. Il prelievo è alto ma la struttura è diversa da quella italiana in modo tale che il confronto fra aliquote non significa nulla: il reddito da lavoro e quello da capitale seguono due binari separati, i contributi gravano quasi tutti sul datore, e ciò che l'imposta finanzia sostituisce spese che in Italia si sostengono a parte.
1. Il sistema duale, che è un'invenzione nordica
È la chiave per capire tutti e quattro i Paesi. Dagli anni Novanta i Paesi nordici hanno separato l'imposizione in due comparti:
- Il reddito da lavoro — stipendi, pensioni, reddito d'impresa personale — tassato con aliquote progressive elevate, in gran parte comunali.
- Il reddito da capitale — interessi, dividendi, plusvalenze, canoni — tassato separatamente e in modo proporzionale, con aliquote molto più basse del marginale sul lavoro.
La ragione è pragmatica: il capitale è mobile e il lavoro no. La conseguenza per chi si trasferisce è che il carico dipende soprattutto dalla composizione del proprio reddito, non dal suo ammontare. Chi vive di stipendio paga molto; chi vive di rendita paga assai meno di quanto la fama di questi Paesi lasci supporre.
2. Dove va il prelievo, comune per comune
In tutti e quattro i Paesi la parte principale dell'imposta sul lavoro è comunale e proporzionale, con una progressione statale che si aggiunge sopra soglie elevate. Il comune di residenza incide dunque sul netto, anche se in misura molto meno drammatica che in Svizzera.
Si aggiunge, per chi appartiene a una confessione riconosciuta, l'imposta di culto: in Danimarca e Finlandia si versa con le imposte ed è volontaria nel senso che si esce sciogliendo l'appartenenza alla chiesa. In Svezia la componente riscossa con le imposte è oggi una quota associativa per i soli membri.
3. I contributi li paga il datore
È la ragione per cui i lordi nordici sembrano bassi. In Svezia, Norvegia e Finlandia i contributi sociali gravano in misura prevalente sul datore di lavoro e non compaiono in busta paga; in Danimarca sono quasi inesistenti e l'intero peso è spostato sull'imposta personale, che infatti è la più alta del gruppo.
Ne segue che il lordo italiano e quello nordico non sono grandezze omogenee. Un confronto sensato si fa fra il costo complessivo per l'azienda da un lato e il netto in tasca dall'altro, ignorando del tutto la cifra intermedia.
4. Patrimonio e successioni: la mappa
È l'area in cui i quattro Paesi divergono di più, e in cui la reputazione collettiva di «Paesi che tassano tutto» è più fuorviante:
- Imposta patrimoniale annuale. Esiste solo in Norvegia, su base mondiale e con aliquota attorno all'uno per cento sopra una soglia. Svezia e Finlandia l'hanno abolita negli anni Duemila; la Danimarca non l'ha.
- Imposta di successione e donazione. Abolita in Svezia nel 2004 e in Norvegia dal 2014. In vigore in Danimarca e in Finlandia, con aliquote contenute per i parenti stretti e più pesanti per gli altri.
La Svezia è dunque, per chi ha patrimonio da conservare e trasmettere, la più favorevole del gruppo: nessuna patrimoniale, nessuna successione, nessuna donazione. La Norvegia è la più onerosa, e vi si aggiunge l'imposta di uscita descritta in espatriare in Norvegia.
5. I quattro regimi per chi arriva
Tutti e quattro i Paesi hanno uno strumento per attrarre profili qualificati dall'estero. Le logiche sono diverse e vanno confrontate sul proprio caso:
- Danimarca — aliquota fissa sulla retribuzione per sette anni, con soglia retributiva alta e nessuna soglia per i ricercatori approvati. È il più generoso in valore assoluto.
- Svezia — esenzione di una quota della retribuzione, oggi un quarto, per sette anni, con accesso automatico sopra una soglia retributiva o su valutazione qualitativa. Una riforma che ne modificherebbe misura e parametro è in discussione da tempo: va verificato lo stato per l'anno del proprio contratto.
- Norvegia — ritenuta semplificata ad aliquota unica nei primi periodi, senza deduzioni: conviene ai redditi medi e non a chi ha deduzioni rilevanti, e si può abbandonare.
- Finlandia — aliquota fissa per quarantotto mesi, con soglia retributiva mensile, esclusa per docenti e ricercatori universitari.
Tre avvertenze comuni. Primo: i termini di domanda sono brevi e perentori, e decorrono dall'inizio del rapporto — chi se ne accorge a fine anno ha perso il beneficio, spesso per l'intero periodo. Secondo: i regimi coprono la sola retribuzione, mai gli altri redditi. Terzo: alla scadenza si passa d'un colpo al regime ordinario, con una riduzione del netto che va messa a bilancio dal primo giorno, non scoperta al settimo anno.
6. Che cosa si compra con quelle imposte
Il confronto onesto non si ferma al prelievo. Vanno sottratte, dal lato italiano, le spese che nei Paesi nordici sono già comprese: sanità senza assicurazione integrativa, istruzione universitaria gratuita o quasi, nido a tariffa calmierata, congedi parentali lunghi e retribuiti, assegni per figlio, trasporto pubblico efficiente.
Per una famiglia con figli piccoli la differenza è tale da ribaltare il confronto; per un single senza figli e senza patrimonio, molto meno. È il motivo per cui la stessa destinazione può essere ottima o mediocre a seconda di chi la valuta — e per cui il calcolo va fatto sul proprio bilancio familiare, come illustrato in il calcolatore del costo della vita.
7. Il lato italiano
Vale ovunque, e va ripetuto: nessuno di questi regimi produce effetti finché non si è persa la residenza fiscale italiana secondo i criteri dell'articolo 2 del TUIR. Tutti e quattro i Paesi applicano lo scambio automatico di informazioni, e finché si è residenti in Italia restano dovuti monitoraggio e IVIE e IVAFE sui beni detenuti lì.
- Kildeskatteloven §§ 48 E-F (Danimarca); Inkomstskattelagen, cap. 11 (Svezia); disciplina della ritenuta semplificata per lavoratori stranieri (Norvegia); laki ulkomailta tulevan palkansaajan lähdeverosta (Finlandia).
- Skatteloven (Norvegia), per l'imposta sul patrimonio netto.
- Boafgiftsloven (Danimarca) e perintö- ja lahjaverolaki (Finlandia), per le imposte di successione; abrogazioni svedese (2004) e norvegese (2014).
- Convenzione nordica contro le doppie imposizioni e convenzioni bilaterali fra l'Italia e ciascuno dei quattro Stati.