Distacco, trasferimento o assunzione locale: le tre forme e cosa cambia
Chi va a lavorare all'estero per un'impresa lo fa in una di tre forme, e la differenza fra loro non è contrattuale ma sostanziale: cambia chi paga i contributi, dove si pagano le imposte, che cosa succede al rapporto italiano e che cosa resta alla fine. Sono tre configurazioni con conseguenze molto diverse, e la scelta va fatta in sede di trattativa — perché dopo non si cambia.
1. Il distacco
- Il rapporto di lavoro resta con il datore italiano, che invia temporaneamente il lavoratore presso un'altra impresa o una propria sede estera. Il contratto italiano è sospeso solo nella prestazione, non nella titolarità.
- Previdenza: è la forma più protetta. All'interno dell'Unione europea, dello Spazio economico europeo e della Svizzera i regolamenti di coordinamento consentono di restare assicurati in Italia per un periodo determinato. Con i Paesi extra UE convenzionati valgono le rispettive convenzioni: l'accordo con il Giappone, in vigore dal 1° aprile 2024, evita la doppia contribuzione per cinque anni; quello con la Corea vale solo per il distacco.
- Nei Paesi non convenzionati opera il D.L. 31 luglio 1987, n. 317, convertito dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, che impone l'assicurazione obbligatoria in Italia per i lavoratori inviati dal proprio datore, con contribuzione calcolata su retribuzioni convenzionali e posizioni dedicate presso INPS e INAIL. È il solo strumento che copre il vuoto, e copre solo il distacco.
- Imposte: dipende dalla durata e dalla convenzione applicabile. Molte convenzioni prevedono che la retribuzione resti imponibile solo in Italia se il soggiorno non supera 183 giorni in dodici mesi, la retribuzione è pagata da un datore non residente nell'altro Stato e l'onere non è sostenuto da una stabile organizzazione locale: sono tre condizioni cumulative, e basta che una manchi perché il regime cambi.
- Se la residenza fiscale resta in Italia si applicano di norma le retribuzioni convenzionali anche ai fini fiscali, per l'attività prestata all'estero in via continuativa oltre una certa durata.
2. Il trasferimento
- Il rapporto italiano si estingue o si trasforma, e il lavoratore passa alle dipendenze della società estera del gruppo, spesso con garanzie di rientro concordate.
- È la forma intermedia, e la più negoziabile: si può ottenere il mantenimento dell'anzianità, il diritto al reimpiego, la copertura di trasloco, scuola e sanità.
- Previdenza: si versa all'estero, e i periodi si totalizzano solo se esiste una convenzione. Con Emirati, Qatar, Arabia Saudita, Singapore, Hong Kong, Cina, India, Marocco, Sudafrica, Kenya, Egitto e Nuova Zelanda non esiste.
3. L'assunzione locale
- Si è assunti direttamente dall'impresa estera, con contratto di quell'ordinamento. Nessun legame con l'Italia.
- È la forma più esposta: nessuna copertura previdenziale italiana, nessuna garanzia di rientro, nessuna retribuzione convenzionale, e la piena applicazione del diritto del lavoro locale — che in molti Paesi trattati in questo sito è sensibilmente meno protettivo di quello italiano.
- È anche, quasi sempre, la forma di chi si trasferisce davvero e per scelta propria: la maggioranza degli italiani nel Golfo, in Asia e in America Latina è assunta localmente.
‼️ La legge 398/1987 non copre l'assunzione locale. È il fraintendimento più costoso di questa pagina. La tutela previdenziale italiana nei Paesi non convenzionati riguarda i lavoratori inviati dal proprio datore di lavoro: chi viene assunto direttamente da un'impresa estera ne resta fuori. Nei Paesi senza convenzione — cioè quasi tutta l'Asia e tutto il Golfo — significa anni di vuoto contributivo puro, che non si sommano né qui né lì. Chi accetta un'assunzione locale deve calcolare quella quota e accantonarla, o negoziarla come parte del pacchetto. Si veda la mappa delle convenzioni di sicurezza sociale.
4. Che cosa chiedere prima di firmare
- In quale delle tre forme si sta andando, scritto nel contratto.
- Chi versa i contributi, dove, e se esiste una convenzione con l'Italia.
- Chi paga le imposte estere, e se è previsto un meccanismo di perequazione fiscale che neutralizzi la differenza fra i due sistemi.
- Che cosa succede alla cessazione: rientro garantito, indennità, trasloco di ritorno.
- Chi copre sanità, scuola dei figli, alloggio e viaggi di rientro, e con quali massimali. Si veda i pacchetti retributivi del Golfo, dove queste voci sono trattate per esteso.
- Che cosa accade al titolo di soggiorno se il rapporto cessa, e in quanti giorni.
5. La scelta, in una riga
Il distacco conviene a chi va per pochi anni e vuole tornare; il trasferimento a chi va per un periodo lungo ma dentro un gruppo; l'assunzione locale a chi si trasferisce davvero e per scelta — a condizione di aver messo a bilancio ciò che perde. La forma sbagliata non si scopre alla firma: si scopre al ritorno, guardando l'estratto contributivo.
- Regolamenti dell'Unione europea di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, per il distacco all'interno dell'Unione, dello Spazio economico europeo e verso la Svizzera.
- D.L. 31 luglio 1987, n. 317, convertito con modificazioni dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, e retribuzioni convenzionali annualmente determinate.
- Accordo fra Italia e Giappone sulla sicurezza sociale, in vigore dal 1° aprile 2024 (INPS, circolare n. 52 del 27 marzo 2024), che evita la doppia contribuzione per i distacchi fino a cinque anni; INPS, elenco degli Stati extra UE convenzionati, in cui la Corea figura con applicazione limitata al distacco.
- Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall'Italia, disposizioni sul lavoro subordinato.