L'esenzione israeliana per i nuovi residenti
Il regime israeliano per i nuovi residenti è, sulla carta, il più generoso del mondo sviluppato: dieci anni di esenzione integrale sui redditi di fonte estera e sulle plusvalenze. Nel 2024 e nel 2026 è però stato modificato in due direzioni opposte — è stato tolto l'esonero dagli obblighi dichiarativi, ed è stata aggiunta un'esenzione sui redditi israeliani da lavoro e impresa, riservata a una finestra temporale che si chiude il 31 dicembre 2026. Chi legge queste righe nel 2026 ha davanti una scelta con una scadenza.
1. L'esenzione decennale sui redditi esteri
Le sezioni 14 e 97 dell'ordinanza sull'imposta sul reddito esentano, per dieci anni dalla data in cui si diventa residenti, i redditi di fonte estera e le plusvalenze su beni situati fuori da Israele. Ne beneficiano:
- i nuovi immigrati (olim chadashim);
- i residenti di ritorno veterani, ossia chi è stato non residente per almeno dieci anni consecutivi.
L'esenzione copre dividendi, interessi, canoni, redditi d'impresa e da lavoro prodotti all'estero, e le plusvalenze su partecipazioni e immobili esteri. È il motivo per cui Israele viene scelto da chi ha patrimonio finanziario collocato fuori dal Paese.
2. Ciò che è stato tolto: l'esonero dichiarativo
Una modifica approvata il 2 aprile 2024 ha abolito l'esonero dagli obblighi di dichiarazione per i nuovi immigrati e per i residenti di ritorno veterani che diventano residenti israeliani dal 1° gennaio 2026. L'esenzione d'imposta resta; ciò che scompare è il diritto di non dichiarare: i redditi esteri e i beni, le partecipazioni e i trust esteri vanno comunicati all'autorità fiscale israeliana anche quando sono esenti. La modifica attribuisce inoltre all'amministrazione il potere di chiedere informazioni alle società estere gestite da Israele da questi soggetti. Chi ha scelto Israele per l'opacità ha scelto un Paese che, dal 2026, non la offre più.
3. Ciò che è stato aggiunto: l'esenzione sui redditi israeliani
Con la legge sull'efficienza economica pubblicata il 31 marzo 2026 nell'ambito della manovra di bilancio approvata il 30 marzo 2026, Israele ha introdotto un beneficio nuovo e di segno diverso: un'esenzione sui redditi di fonte israeliana da lavoro dipendente e attività d'impresa.
- Chi ne beneficia. Chi ha spostato il proprio centro di vita ed è divenuto nuovo residente israeliano fra il 5 novembre 2025 e il 31 dicembre 2026, e i residenti di ritorno veterani che nello stesso periodo rientrano dopo almeno dieci anni all'estero.
- Che cosa copre. Solo il reddito attivo: retribuzioni e reddito d'impresa. Restano interamente imponibili interessi, dividendi, canoni di locazione, plusvalenze e ogni altro reddito passivo di fonte israeliana.
- I massimali annui esenti: 600.000 NIS nel 2026; 1.000.000 NIS nel 2027 e nel 2028; 350.000 NIS nel 2029; 150.000 NIS nel 2030. Il massimale del 2026 è ridotto in proporzione al periodo di residenza nell'anno.
- Il reddito da parti correlate è ammesso entro un limite molto più basso, dell'ordine di 140.000 NIS l'anno.
- Si decade se nel biennio 2028-2029 si trascorrono in Israele meno di 75 giorni: il beneficio è costruito per chi ci vive davvero, non per chi vi apre una posizione.
Una trappola di lettura, segnalata perché è già in circolazione. Fra la presentazione del disegno di legge e il testo approvato i massimali sono cambiati: alcune analisi professionali pubblicate quando la misura era ancora un disegno di legge indicano 1.000.000 NIS già per il 2026 e 600.000 per il 2028, e non sono state aggiornate dopo l'approvazione. Sono documenti autorevoli ma superati. Le cifre vanno riscontrate sul testo pubblicato, non sulle analisi del progetto.
4. Come si combinano i due regimi
I due benefici operano su basi diverse e si sommano: l'esenzione decennale sui redditi esteri continua a valere per dieci anni; quella sui redditi israeliani vale entro i massimali e per gli anni indicati, e solo per chi rientra nella finestra. Per un italiano che si trasferisca entro il 2026 con patrimonio all'estero e lavoro in Israele, il risultato è una posizione fiscale che nessun Paese europeo offre.
5. Il lato italiano, che resta da governare
Nulla di tutto questo produce effetti in Italia se il trasferimento non è effettivo. Israele non è nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999, quindi non opera l'inversione dell'onere della prova, ma valgono i quattro criteri alternativi dell'art. 2 del TUIR riscritto dal 2024 — presenza fisica compresa. Si vedano i criteri della residenza fiscale italiana e come provare il trasferimento all'estero.
Va inoltre considerato che l'esenzione israeliana non vincola l'Italia: un reddito esente in Israele e di fonte italiana resta imponibile in Italia secondo la convenzione del 1995. Il vantaggio si produce sui redditi che la convenzione attribuisce a Israele, non su tutti.
- Ordinanza sull'imposta sul reddito (nuova versione), sezioni 14 e 97: esenzione decennale sui redditi di fonte estera e sulle plusvalenze per nuovi immigrati e residenti di ritorno veterani.
- Modifica approvata il 2 aprile 2024, che abolisce l'esonero dagli obblighi dichiarativi per chi diviene residente israeliano dal 1° gennaio 2026, ferma restando l'esenzione d'imposta.
- Legge sull'efficienza economica, pubblicata il 31 marzo 2026 nell'ambito della manovra di bilancio approvata il 30 marzo 2026, recante la legge per incentivare l'immigrazione e il rientro in Israele: esenzione sui redditi attivi di fonte israeliana per chi diviene nuovo residente fra il 5 novembre 2025 e il 31 dicembre 2026, con massimali di 600.000 NIS (2026), 1.000.000 NIS (2027 e 2028), 350.000 NIS (2029) e 150.000 NIS (2030), limite per redditi da parti correlate, riduzione proporzionale per il 2026 e decadenza in caso di permanenza inferiore a 75 giorni nel biennio 2028-2029.
- Convenzione Italia-Israele fatta a Roma l'8 settembre 1995, ratificata con legge 9 ottobre 1997, n. 371, in vigore dal 6 agosto 1998.
- Per gli importi e le condizioni applicabili al singolo caso: autorità fiscale israeliana.