Espatriare in Israele
Israele è l'unico Paese al mondo in cui una parte degli italiani ha un diritto d'ingresso che non dipende da un datore di lavoro, da un investimento o da una quota: la legge del ritorno attribuisce il diritto di immigrare — e la cittadinanza immediata — a chi è ebreo, a figli e nipoti di ebrei e ai rispettivi coniugi. Per tutti gli altri, all'opposto, è una delle destinazioni più chiuse: non esiste una via ordinaria all'immigrazione economica paragonabile a quella di un Paese OCSE.
1. Chi ha diritto di entrare
- La legge del ritorno del 1950, come modificata nel 1970, estende il diritto all'aliyah al figlio e al nipote di un ebreo — anche se il nipote non è considerato ebreo secondo il diritto religioso — e al coniuge di un ebreo, al coniuge del figlio di un ebreo e al coniuge del nipote di un ebreo.
- La cittadinanza israeliana si acquista il giorno stesso dell'arrivo come oleh: non c'è naturalizzazione da chiedere, non ci sono anni di attesa. È il percorso più rapido verso una cittadinanza che esista in qualunque ordinamento.
- L'Italia ammette la doppia cittadinanza e non richiede la rinuncia a quella italiana.
- Chi non rientra nella legge del ritorno dipende da un visto di lavoro sponsorizzato e contingentato: è una via stretta, e va verificata prima di qualunque progetto.
La conseguenza che si scopre dopo: la leva. La cittadinanza porta con sé gli obblighi del cittadino, e fra questi il servizio militare. Le regole per gli olim sono più favorevoli di quelle per i nati in Israele — c'è di norma un anno di acclimatamento prima della chiamata, e chi arriva oltre una certa età (indicativamente 26 anni per gli uomini e 24 per le donne) è in genere esentato — ma chi arriva minorenne o poco più che maggiorenne è soggetto a un servizio pieno, dell'ordine di quasi tre anni per chi è giunto a diciassette anni o meno. Per una famiglia con figli adolescenti questa non è una nota a piè di pagina: è una delle due o tre variabili che decidono il trasferimento. Le soglie di età e le esenzioni sono state modificate più volte e vanno riscontrate all'anno di arrivo presso le autorità competenti.
2. Il fisco
Israele tassa i residenti sul reddito mondiale con aliquote progressive elevate, ma riserva ai nuovi residenti e ai «residenti di ritorno veterani» — chi è stato all'estero almeno dieci anni — un regime di favore fra i più generosi al mondo, oggi articolato su due piani distinti: l'esenzione decennale sui redditi esteri e, per una finestra temporale che si chiude a fine 2026, un'esenzione sui redditi israeliani da lavoro e impresa. La materia è trattata per esteso in l'esenzione israeliana per i nuovi residenti, ed è il vero motivo economico per cui vale la pena leggere questa scheda ora e non fra due anni.
Fra i due Paesi è in vigore la convenzione firmata a Roma l'8 settembre 1995, ratificata con legge 9 ottobre 1997, n. 371, in vigore dal 6 agosto 1998.
Israele non figura nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999. Chi vi si trasferisce non subisce l'inversione dell'onere della prova dell'art. 2, comma 2-bis del TUIR. Vale l'onere ordinario di provare il trasferimento secondo i quattro criteri dell'art. 2 riscritto dal 2024: si veda i criteri della residenza fiscale italiana.
3. La previdenza
Fra Italia e Israele esiste una convenzione di sicurezza sociale, e Israele compare nell'elenco degli Stati extra UE convenzionati tenuto dall'INPS. È una differenza sostanziale rispetto a Singapore, Hong Kong e a tutti gli Stati del Golfo: i periodi assicurativi si possono totalizzare, e gli anni lavorati in Israele non sono un vuoto contributivo. Si veda la totalizzazione internazionale delle pensioni.
Sul versante interno, il sistema israeliano di sicurezza sociale è universale e obbligatorio, finanziato da contributi a carico di lavoratore e datore, e comprende un'assicurazione sanitaria pubblica cui il nuovo residente accede dopo l'iscrizione.
4. Vivere in Israele
- Il costo della vita è alto, e su alcune voci — alimentari, casa nelle aree centrali, automobile — supera nettamente quello italiano. Le retribuzioni del settore tecnologico sono elevate; quelle degli altri settori molto meno.
- La casa nelle aree di Tel Aviv e Gerusalemme è la voce che assorbe la quota maggiore del bilancio familiare, con un mercato tradizionalmente teso.
- La lingua. L'ebraico è indispensabile oltre la bolla del settore tecnologico e della comunità internazionale; per i nuovi immigrati esistono corsi intensivi pubblici.
- La sicurezza è una variabile reale e non astratta, con effetti sulla vita quotidiana, sulla scuola e sulla mobilità che variano molto per area e per periodo. Va valutata sulla situazione del momento, non su una media.
- La società è profondamente segmentata per appartenenza e osservanza religiosa, e la segmentazione incide su scuola, quartiere e vita civile in modo più diretto di quanto un europeo si aspetti.
5. Il saldo netto
Conviene a chi ha titolo alla legge del ritorno e un'attività o una professione trasferibile, in particolare nel settore tecnologico; a chi vuole cogliere la finestra di esenzione sui redditi israeliani, che si chiude alla fine del 2026; a chi cerca una cittadinanza immediata e la doppia cittadinanza con l'Italia.
Non conviene a chi non ha titolo alla legge del ritorno — la via del lavoro sponsorizzato è stretta; a chi ha figli adolescenti e non ha valutato l'obbligo di leva; a chi si aspetta un costo della vita inferiore a quello italiano, perché non lo è.
- Legge del ritorno, 1950, e sua modifica del 1970, sull'estensione del diritto all'aliyah a figli e nipoti di ebrei e ai rispettivi coniugi; legge sulla cittadinanza, per l'acquisto della cittadinanza il giorno dell'aliyah.
- Convenzione fra Italia e Israele per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, fatta a Roma l'8 settembre 1995, ratificata con legge 9 ottobre 1997, n. 371, in vigore dal 6 agosto 1998.
- D.M. 4 maggio 1999, il cui elenco non comprende Israele.
- INPS, elenco degli Stati extra UE convenzionati con l'Italia in materia di sicurezza sociale, che comprende Israele.
- Per gli obblighi di leva applicabili agli olim: autorità israeliane competenti, essendo le soglie di età e le esenzioni state modificate più volte.