Lavorare in India
L'India non è una destinazione da trasferimento di stile di vita: ci si va per lavoro, quasi sempre inviati o assunti da un'impresa. Il sistema dei visti lo dice esplicitamente, perché il visto di lavoro è subordinato a una soglia retributiva che esclude di fatto le posizioni ordinarie. In compenso il fisco indiano riserva a chi arriva dall'estero una finestra di alcuni anni molto favorevole, che quasi nessuna guida in italiano segnala.
1. Il visto di lavoro
- Il visto per impiego è riservato a professionisti qualificati assunti da un soggetto in India con una retribuzione di almeno 25.000 dollari statunitensi l'anno. È la soglia che definisce l'intero sistema: chi non la raggiunge, di regola non ottiene il visto.
- Sono esclusi dalla soglia i cuochi specializzati in cucine etniche, gli insegnanti di lingua diversa dall'inglese e i traduttori, e il personale delle rappresentanze diplomatiche.
- Il visto è rilasciato per un anno o per la durata del contratto, ed è prorogabile fino a cinque anni.
- Per i soggiorni di lunga durata è previsto l'obbligo di registrazione presso l'ufficio per la registrazione degli stranieri, entro termini brevi dall'arrivo: è un adempimento che condiziona rinnovi e uscita dal Paese.
- Il visto d'affari è cosa diversa e non consente di lavorare per un datore indiano: è una distinzione applicata con rigore.
2. La finestra fiscale dei primi anni
L'India distingue tre posizioni: il non residente, il residente non ordinariamente residente e il residente ordinario. La distinzione è quella che conta per chi arriva dall'estero.
- Si diventa residenti con 182 giorni di presenza nell'anno fiscale, oppure con 60 giorni nell'anno uniti ad almeno 365 giorni nei quattro anni precedenti.
- Si è residenti non ordinariamente residenti — la posizione intermedia — quando, pur essendo residenti, si è stati non residenti in nove dei dieci anni precedenti, oppure si è stati presenti in India per 729 giorni o meno nei sette anni precedenti.
‼️ Un italiano che arriva in India per la prima volta soddisfa quelle condizioni. Nei primi anni è quindi, di regola, residente non ordinariamente residente — e in quella posizione i redditi di fonte estera non sono imponibili in India: restano tassabili solo i redditi indiani e quelli derivanti da un'attività controllata dall'India. È una finestra che dura tipicamente due o tre esercizi e che si chiude da sola: chi ha patrimonio o redditi all'estero deve sapere quando si chiuderà, perché il passaggio alla residenza ordinaria comporta la tassazione mondiale e obblighi dichiarativi sui beni esteri particolarmente severi.
Fra i due Paesi è in vigore la convenzione firmata a Nuova Delhi il 19 febbraio 1993, ratificata con legge 14 luglio 1995, n. 319, in vigore dal 23 novembre 1995. L'India non figura nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999.
3. La previdenza: un problema aperto
Non esiste convenzione di sicurezza sociale fra Italia e India: l'India non compare nell'elenco degli Stati extra UE convenzionati tenuto dall'INPS. La conseguenza pratica è pesante, perché l'ordinamento indiano prevede per i «lavoratori internazionali» — categoria in cui rientra lo straniero privo di copertura convenzionale — l'iscrizione obbligatoria al fondo di previdenza, senza il massimale retributivo che vale per i lavoratori locali, con contribuzione su tutta la retribuzione e forti limiti al prelievo prima dell'età pensionabile.
Su questo punto la situazione è però incerta: con sentenza del 25 aprile 2024 l'Alta Corte del Karnataka ha dichiarato incostituzionali e arbitrarie, per violazione del principio di eguaglianza, le disposizioni speciali sui lavoratori internazionali contenute nel paragrafo 83 dello schema di previdenza del 1952 e nel paragrafo 43A dello schema pensionistico del 1995, proprio perché imponevano la contribuzione senza alcun massimale. La pronuncia è di una corte territoriale e la materia non può dirsi definita a livello nazionale: il trattamento applicabile va verificato con il datore di lavoro e con l'ente previdenziale indiano prima della firma del contratto, e la clausola sul punto va scritta nel contratto stesso.
Vale, per chi è inviato da un datore italiano, la copertura obbligatoria prevista dal D.L. 317/1987 convertito dalla legge 398/1987 per i Paesi non convenzionati. Si veda la mappa delle convenzioni di sicurezza sociale.
4. Dove c'è domanda
- Meccanica, automotive e componentistica, dove la presenza industriale italiana è consolidata.
- Moda, design e lusso, con funzioni di prodotto e di controllo qualità.
- Alimentare e ospitalità di fascia alta.
- Tecnologie dell'informazione, dove però il mercato locale è fortissimo e la domanda di stranieri limitata a ruoli di coordinamento.
- Formazione e insegnamento dell'italiano, con la nota esenzione dalla soglia retributiva.
5. Il saldo netto
Conviene a chi è inviato o assunto con un pacchetto completo, in particolare nei settori dove l'industria italiana è presente; a chi sa usare consapevolmente la finestra dei primi anni.
Non conviene a chi cerca un ingresso senza offerta di lavoro qualificata — la soglia dei venticinquemila dollari lo impedisce; a chi non ha chiarito in anticipo la propria posizione previdenziale, che in assenza di convenzione è la parte più costosa e meno prevedibile del pacchetto.
- Visto indiano per impiego: requisito di retribuzione annua di almeno 25.000 dollari statunitensi, con esclusione di cuochi specializzati in cucine etniche, insegnanti di lingua diversa dall'inglese, traduttori e personale delle rappresentanze diplomatiche; durata di un anno o pari al contratto, prorogabile fino a cinque anni; obbligo di registrazione per i soggiorni di lunga durata.
- Income Tax Act indiano, disciplina della residenza: 182 giorni nell'anno, oppure 60 giorni nell'anno e 365 giorni nei quattro precedenti; condizione di residente non ordinariamente residente per chi è stato non residente in nove dei dieci anni precedenti o presente per non più di 729 giorni nei sette precedenti, con esclusione dei redditi di fonte estera dalla base imponibile indiana.
- Convenzione fra Italia e India fatta a Nuova Delhi il 19 febbraio 1993, ratificata con legge 14 luglio 1995, n. 319, in vigore dal 23 novembre 1995.
- D.M. 4 maggio 1999, il cui elenco non comprende l'India; INPS, elenco degli Stati extra UE convenzionati, che non la comprende; D.L. 317/1987 convertito dalla legge 398/1987.
- Alta Corte del Karnataka, sentenza del 25 aprile 2024, che ha dichiarato incostituzionali le disposizioni speciali sui lavoratori internazionali di cui al paragrafo 83 dell'Employees' Provident Funds Scheme del 1952 e al paragrafo 43A dell'Employees' Pension Scheme del 1995.