Lavorare da remoto per un datore estero: i programmi dedicati
C'è una differenza sostanziale fra il lavoratore autonomo che si sposta e il dipendente che lavora a distanza per il proprio datore da un altro Paese. Nel secondo caso i problemi non sono solo suoi: sono anche del datore di lavoro, che può ritrovarsi con obblighi contributivi, fiscali e giuslavoristici in un Paese in cui non ha alcuna sede. È il motivo per cui molte imprese, alla richiesta «posso lavorare sei mesi dall'estero?», rispondono di no senza spiegare perché.
1. I tre problemi del datore
- Stabile organizzazione. Un dipendente che opera stabilmente da un altro Stato può, in determinate condizioni, configurarvi una stabile organizzazione dell'impresa, con conseguente obbligo di dichiarare lì una quota di utili. È il rischio che le direzioni fiscali temono di più.
- Obblighi contributivi. La legislazione previdenziale applicabile segue di regola il luogo in cui l'attività è svolta. Dentro l'Unione europea i regolamenti di coordinamento consentono, a certe condizioni, di restare assicurati nello Stato d'origine; fuori dipende dalle convenzioni bilaterali, che in gran parte dell'Asia e in tutto il Golfo non esistono.
- Diritto del lavoro locale. Alcune norme del Paese in cui il lavoro è prestato si applicano comunque, indipendentemente dalla legge scelta nel contratto.
‼️ Il telelavoro transfrontaliero europeo ha una regola propria, e va chiesta. Nell'ambito dei regolamenti di coordinamento europei esiste un accordo quadro che consente, per il telelavoro transfrontaliero abituale, di mantenere l'iscrizione previdenziale nello Stato del datore entro una soglia di attività svolta nello Stato di residenza — ma richiede una domanda: non opera automaticamente. È il caso, per esempio, dei frontalieri lussemburghesi, per i quali convivono due limiti distinti: uno fiscale, dell'ordine di trentaquattro giorni l'anno, e uno previdenziale, fondato su una soglia percentuale. Confonderli è l'errore più comune.
2. I programmi che risolvono il problema del soggiorno
I visti dedicati al lavoro a distanza sono nati proprio per questa fattispecie: consentono di soggiornare legalmente producendo reddito per un datore o clienti esteri. I principali, con condizioni verificate, sono trattati in la mappa dei visti per nomadi digitali. Qui conta segnalare che cosa non risolvono:
- non attribuiscono né tolgono la residenza fiscale;
- non evitano al datore il rischio di stabile organizzazione;
- non costruiscono previdenza;
- non consentono di lavorare per il mercato locale.
3. Che cosa chiedere al proprio datore, e come
- Per quanto tempo. Sotto una certa durata quasi tutti i rischi non si materializzano; oltre, cambiano le regole. La richiesta va formulata con una durata precisa, non con «per un po'».
- Con quale forma contrattuale. Restare dipendente italiano, essere distaccati, o essere assunti da una società locale del gruppo sono tre configurazioni con conseguenze molto diverse: si veda distacco, trasferimento o assunzione locale.
- Chi si occupa della previdenza, e se esiste una convenzione fra i due Paesi.
- Chi paga le imposte estere, e se è previsto un meccanismo di perequazione che neutralizzi la differenza fra i due sistemi.
- Chi assiste sugli adempimenti locali. Molte imprese di dimensione internazionale hanno una procedura per il lavoro temporaneo dall'estero: conviene chiedere se esiste, prima di proporre una soluzione propria.
4. Il caso del lavoratore che si trasferisce da solo
Chi si trasferisce senza dirlo al datore crea un problema a entrambi: al datore, che ignora di avere personale in un altro Stato; a sé stesso, perché la posizione è irregolare e perché — se la residenza fiscale si sposta — il datore continuerà ad applicare ritenute italiane su un reddito che dovrebbe essere tassato altrove, e recuperarle è più lento che evitarle. È una situazione che si regolarizza tanto più facilmente quanto prima la si dichiara.
5. La domanda che chiude la questione
«Dove sarò residente fiscalmente, e chi lo sa oltre a me?» Se la risposta è «non lo so» o «nessuno», la posizione non è un accordo di lavoro flessibile: è un rischio condiviso fra due parti che non ne hanno parlato. Si vedano il problema fiscale del visto per nomadi digitali e il conteggio dei giorni.
- Regolamenti dell'Unione europea di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e accordo quadro europeo sul telelavoro transfrontaliero abituale, applicabile su domanda.
- Lussemburgo: limite fiscale per i frontalieri, dell'ordine di trentaquattro giorni l'anno, distinto dalla soglia previdenziale prevista dall'accordo quadro europeo.
- Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall'Italia, disposizioni sulla stabile organizzazione e sul lavoro subordinato.
- INPS, elenco degli Stati extra UE convenzionati con l'Italia in materia di sicurezza sociale.