Nord America

Il visto E-2 e il trattato Italia-Stati Uniti

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

L'E-2 è la via che gli imprenditori italiani usano più di ogni altra per stabilirsi negli Stati Uniti, e l'unica che si fonda su un trattato bilaterale del 1948. Non richiede uno sponsor, non ha tetti numerici, si rinnova senza limite. Ha però una caratteristica che va compresa prima di investire: non porta alla residenza permanente, e chi ci costruisce sopra una vita deve sapere che è una vita a termine rinnovabile.

1. Il fondamento: il trattato con l'Italia

L'Italia è parte del Trattato di amicizia, commercio e navigazione con gli Stati Uniti, firmato nel 1948, che è il presupposto dell'accesso alle categorie E. Un cittadino italiano può quindi chiedere l'E-2 in quanto tale: è un vantaggio che non tutte le nazionalità hanno, e che si perde se si cambia cittadinanza.

2. I requisiti

  • Nazionalità. L'investitore — persona fisica, o l'impresa investitrice attraverso i suoi soci — deve essere italiano. Se investe una società, almeno il 50% deve essere posseduto da cittadini italiani non residenti permanenti negli Stati Uniti.
  • Investimento sostanziale. Non esiste un importo minimo di legge: si valuta in rapporto al costo di acquisto o di avviamento di quel tipo di impresa. In pratica, più l'attività è economica da avviare, più alta deve essere la percentuale investita.
  • Capitale a rischio e irrevocabilmente impegnato. Il denaro fermo su un conto non è un investimento: devono essere stati effettuati acquisti, contratti, locazioni, assunzioni. Serve la prova documentale della spesa.
  • Impresa reale e operativa, non un veicolo passivo: un'attività che produce beni o servizi.
  • Non marginale. L'impresa deve avere la capacità di generare, entro un orizzonte ragionevole, un reddito superiore al mero sostentamento dell'investitore e della sua famiglia, oppure un impatto economico significativo — tipicamente occupazione. È il requisito su cui cadono più domande.
  • Ruolo dell'investitore: sviluppare e dirigere l'impresa. Chi investe senza dirigere non ha diritto all'E-2.
  • Intenzione di partire alla cessazione dello status: è un visto che non ammette il dual intent.

3. Che cosa dà

  • Ingresso e soggiorno per gestire l'impresa, con periodi di ammissione rinnovabili senza limite di volte finché l'impresa esiste e i requisiti permangono.
  • Il coniuge può lavorare negli Stati Uniti, per qualunque datore: è oggi autorizzato in ragione dello status, senza bisogno di un permesso separato. È il vantaggio pratico più sottovalutato dell'E-2.
  • I figli possono soggiornare e studiare fino ai ventun anni, dopo di che devono trovare uno status proprio. È il punto che le famiglie scoprono tardi.
  • Possibilità di far entrare con la stessa categoria dipendenti italiani con funzioni dirigenziali o competenze essenziali.

4. Che cosa non dà

L'E-2 non conduce alla green card. Non esiste una conversione automatica né un percorso di consolidamento: dopo dieci o venti anni di E-2 si è esattamente al punto di partenza quanto a residenza permanente. Chi vuole stabilizzarsi deve costruire in parallelo un'altra via — tipicamente EB-1C se l'impresa cresce e si struttura, EB-2 NIW se il profilo lo consente, o EB-5 se i capitali lo permettono. E va costruita con attenzione, perché l'E-2 presuppone l'intenzione di ripartire.

Il secondo limite è la dipendenza dall'impresa: se l'attività chiude o smette di soddisfare i requisiti, lo status viene meno per l'investitore e per tutta la famiglia.

5. Procedura

  1. Costituzione della società statunitense, apertura del conto, acquisizione dei locali e avvio effettivo della spesa.
  2. Predisposizione del fascicolo: prova della nazionalità e della proprietà, tracciamento integrale della provenienza e del trasferimento dei fondi, contratti, licenze, piano industriale quinquennale con proiezioni occupazionali.
  3. Domanda al consolato statunitense competente, con colloquio. In alternativa, chi si trova già legalmente negli Stati Uniti in altro status può chiedere il cambio di status all'agenzia per l'immigrazione — ma ottiene lo status, non il visto, e alla prima uscita dovrà comunque passare dal consolato.
  4. Rinnovi periodici, che verificano che l'impresa sia ancora attiva, non marginale e conforme al piano presentato.

La durata del visto rilasciato e il numero di ingressi seguono la tabella di reciprocità applicabile ai cittadini italiani, che va consultata al momento della domanda.

6. Errori ricorrenti

  1. Comprare un immobile e chiamarlo impresa. Il possesso di immobili da reddito è considerato investimento passivo e non soddisfa il requisito.
  2. Depositare i fondi senza spenderli. Il capitale deve essere impegnato in modo irreversibile, non disponibile.
  3. Piano industriale generico. Le proiezioni occupazionali devono essere credibili e verificabili: il requisito della non marginalità si dimostra lì.
  4. Non tracciare la provenienza dei fondi. È il capitolo più controllato dell'intera domanda.
  5. Trascurare i figli. Il compimento dei ventun anni va pianificato con anni di anticipo.
  6. Non pianificare la fiscalità. L'investitore E-2 può diventare residente fiscale statunitense per presenza, con l'imposizione sul reddito mondiale che ne consegue: si vedano le tasse statunitensi per i residenti italiani e la convenzione fiscale Italia-Stati Uniti.
Fonti.
  • Immigration and Nationality Act, §101(a)(15)(E)(ii), e 22 CFR §41.51 per i requisiti dell'investitore in forza di trattato.
  • Trattato di amicizia, commercio e navigazione fra Italia e Stati Uniti del 1948, quale fondamento dell'accesso alle categorie E per i cittadini italiani.
  • Department of State, Foreign Affairs Manual, per i criteri di investimento sostanziale, capitale a rischio e non marginalità.
  • Normativa statunitense che riconosce l'autorizzazione al lavoro al coniuge del titolare di status E in ragione dello status.
  • Department of State, tabella di reciprocità per l'Italia.

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