Medio Oriente e Golfo

Espatriare a Dubai

Ultimo controllo dei dati: agosto 2026

Dubai è la destinazione che gli italiani nominano per prima quando pensano di andarsene per ragioni fiscali, ed è anche quella su cui circola la maggior quantità di informazione sbagliata. Le due cose che contano davvero non sono quelle di cui si parla: gli Emirati Arabi Uniti figurano nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999, con inversione dell'onere della prova a carico di chi parte, e dal 2023 hanno costruito un sistema fiscale vero — imposta sulle società, registrazioni, dichiarazioni, una definizione legale di residenza fiscale — che il racconto del «Paese senza tasse» non descrive più.

La presunzione, in concreto. L'art. 2, comma 2-bis del TUIR considera residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe ed emigrati in uno degli Stati individuati dal decreto ministeriale del 4 maggio 1999. Gli Emirati Arabi Uniti vi figurano. Non significa che il trasferimento sia impossibile: significa che l'onere della prova è invertito — è l'interessato a dover dimostrare di essersene andato davvero, e il fascicolo si costruisce dal primo giorno. Si vedano Paesi in black list e inversione dell'onere della prova e come provare il trasferimento all'estero.

1. Il titolo di soggiorno

Non esiste immigrazione per radicamento: negli Emirati si soggiorna finché si ha un titolo, e il titolo dipende da un lavoro, da un'attività o da un investimento. Non c'è naturalizzazione praticabile, non c'è permanenza di diritto, non c'è un percorso che porti alla cittadinanza. È la differenza strutturale rispetto a ogni destinazione europea o americana, e va compresa prima di qualunque calcolo fiscale: si costruisce una vita in un Paese che non prevede di trattenerti.

  • Il cittadino italiano entra senza visto per soggiorni brevi.
  • La residenza per lavoro è legata al datore: la perdita del posto fa decorrere un termine per lasciare il Paese o trovare un altro titolo.
  • La residenza per attività passa dalla licenza di una free zone o dalla società mainland: si veda aprire una società in free zone.
  • La golden visa è l'unico titolo che non dipende da un datore di lavoro: si veda il golden visa degli Emirati.

2. Il fisco emiratino, come è davvero

Non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche. Questo resta vero ed è il motivo per cui si va. Tutto il resto è cambiato:

  • Imposta sulle società dal 2023. Il Federal Decree-Law n. 47 del 2022 si applica agli esercizi che iniziano dal 1° giugno 2023: 0% fino a 375.000 AED di reddito imponibile e 9% oltre.
  • Imposta minima globale dal 2025. La Cabinet Decision n. 142 del 2024 introduce una domestic minimum top-up tax del 15% per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2025, a carico dei gruppi multinazionali con ricavi consolidati pari o superiori a 750 milioni di euro in due dei quattro esercizi precedenti. Non riguarda il piccolo imprenditore, ma segna la fine della qualificazione degli Emirati come giurisdizione a tassazione nulla.
  • IVA al 5% dal 2018.
  • Una definizione legale di residenza fiscale, che prima non esisteva: Cabinet Decision n. 85 del 2022, in vigore dal 1° marzo 2023. È il punto che cambia di più la posizione dell'italiano, ed è trattato in Dubai e il Fisco italiano.

3. La convenzione con l'Italia

Fra i due Paesi è in vigore la convenzione firmata ad Abu Dhabi il 22 gennaio 1995, ratificata con legge 28 agosto 1997, n. 309, in vigore dal 5 novembre 1997. Due sue disposizioni contano più delle altre per chi si trasferisce:

  • Art. 18 — le pensioni private sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del pensionato.
  • Art. 19, par. 2 — le pensioni pubbliche restano imponibili soltanto in Italia, salvo che il pensionato sia residente negli Emirati e ne abbia la nazionalità: condizione che un italiano non soddisfa mai. È la stessa trappola che vale per Portogallo, Grecia e Albania, e vale anche qui. Si veda dove si tassa la pensione italiana.

Una clausola che quasi nessuno cita. Il protocollo aggiuntivo alla convenzione, alla lettera i), stabilisce che «i redditi provenienti da attività petrolifere e simili non rientrano nelle disposizioni della presente Convenzione». Chi lavora nel settore degli idrocarburi — una parte non piccola degli italiani nel Golfo — non può contare sulla protezione convenzionale per quei redditi, e deve impostare la propria posizione su altre basi.

4. La previdenza: il vuoto

Non esiste alcuna convenzione di sicurezza sociale fra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati non compaiono nell'elenco degli Stati extra UE convenzionati tenuto dall'INPS. Non c'è totalizzazione: gli anni lavorati a Dubai non si sommano ai contributi italiani e non concorrono al diritto alla pensione. Il sistema previdenziale emiratino, dal canto suo, copre i cittadini e non gli stranieri, che al posto della pensione ricevono l'indennità di fine rapporto. Chi va nel Golfo a quarant'anni e resta quindici anni ha, al ritorno, quindici anni di buco contributivo — è il costo meno considerato dell'intera operazione.

Un correttivo esiste, ma non copre tutti: il D.L. 31 luglio 1987, n. 317, convertito con modificazioni dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, impone l'assicurazione obbligatoria in Italia per i lavoratori italiani inviati dal proprio datore di lavoro in Paesi extracomunitari non convenzionati, con contribuzione calcolata su retribuzioni convenzionali. Vale per il distacco da un'impresa italiana, non per chi viene assunto localmente da un datore emiratino: ed è proprio quest'ultima la posizione della maggior parte degli italiani a Dubai. Si vedano la mappa delle convenzioni di sicurezza sociale e la totalizzazione internazionale delle pensioni.

5. Vivere a Dubai

  • Una società di passaggio. La popolazione è per larghissima parte straniera e temporanea. Le amicizie ruotano con una velocità che sorprende, e la comunità che si costruisce in due anni può dissolversi nel terzo.
  • Il clima detta l'anno. Da giugno a settembre la vita esterna si interrompe: ci si sposta fra ambienti climatizzati. Chi immagina il sole tutto l'anno immagina solo metà del calendario.
  • Diritto e costumi. L'ordinamento è di matrice civilistica con forte componente islamica nel diritto di famiglia; i reati connessi a stupefacenti sono puniti con estrema severità; l'insolvenza — assegni a vuoto, debiti non onorati — ha ancora profili penali e può impedire l'uscita dal Paese. È l'aspetto che gli italiani sottovalutano più spesso.
  • Assicurazione sanitaria obbligatoria per ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno: non c'è servizio pubblico gratuito, e la copertura è un costo fisso familiare. Si veda l'assicurazione sanitaria internazionale.
  • Scuola a pagamento. Non esiste istruzione pubblica per gli stranieri: le rette sono la voce che, più di ogni altra, decide se un pacchetto retributivo del Golfo conviene davvero. Si veda i pacchetti retributivi del Golfo.

6. Il saldo netto

Conviene a chi ha un reddito da lavoro alto e un orizzonte definito di alcuni anni, con un pacchetto che copra casa, scuola e sanità; a chi sposta un'attività genuinamente delocalizzabile e accetta di gestirla con sostanza reale sul posto; a chi ha già valutato, e messo a bilancio, il buco contributivo.

Non conviene a chi cerca una destinazione definitiva — il sistema non la prevede; ai pensionati pubblici, che restano imponibili in Italia; a chi conta di andarci «sulla carta» tenendo casa, famiglia e interessi in Italia, perché è esattamente lo schema che la presunzione del 1999 e lo scambio di informazioni convenzionale sono fatti per intercettare. Va fatto bene o non va fatto.

Fonti.
  • D.P.R. 917/1986 (TUIR), art. 2, comma 2-bis, e D.M. 4 maggio 1999, che include gli Emirati Arabi Uniti fra gli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato ai fini della presunzione di residenza.
  • Convenzione fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con protocollo aggiuntivo, fatta ad Abu Dhabi il 22 gennaio 1995, ratificata con legge 28 agosto 1997, n. 309, in vigore dal 5 novembre 1997; artt. 4, 15, 18 e 19 e lettera i) del protocollo.
  • Federal Decree-Law n. 47 of 2022 on the Taxation of Corporations and Businesses, applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° giugno 2023; Cabinet Decision n. 142 of 2024 (domestic minimum top-up tax al 15% dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2025); Cabinet Decision n. 85 of 2022 sulla determinazione della residenza fiscale, in vigore dal 1° marzo 2023.
  • INPS, elenco degli Stati extra UE convenzionati con l'Italia in materia di sicurezza sociale, che non comprende gli Emirati Arabi Uniti.
  • D.L. 31 luglio 1987, n. 317, convertito con modificazioni dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, sulla tutela dei lavoratori italiani operanti nei Paesi extracomunitari non convenzionati.

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